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Torino, provincia di Teheran?

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di Claudio Desirò

Forse, nei sogni di qualcuno, c’è il desiderio di vivere da barbuto, o vivere con donne con il burqa, costantemente genuflesso su di un tappetino orientato verso est, come capita nelle teocrazie oscurantiste amate da coloro che sostengono i deliri dell’Islam radicale.

Sicuramente, nel pensiero di molti, non si è ancora affacciata la necessità di una profonda riflessione su quanto sta accadendo intorno a noi, fomentato dal terzomondismo e dell’antioccidentalismo del centrosinistra, che diventa sponda e palcoscenico anche per chi propaganda la guerra santa islamista contro gli infedeli. Contro di noi. Quella Jihad strumentale alla propaganda, che disegna un islam diverso, nel merito e nel metodo, da quello moderato e professato dalla stragrande maggioranza dei suoi fedeli.

In un crescente delirio ideologico, alla stregua di uno scontro tra civiltà, noi o parte di noi, contro noi stessi, alleati e supporto di quella parte di certo mondo islamico che ci considera infedeli da sopprimere. Autolesionismo di cui si erano già avute avvisaglie con le manifestazioni di parte del mondo LGBTQ+ a supporto di Hamas e dell’islamismo radicale. Quello stesso Islam radicale che, nella striscia di Gaza come in altri stati soggiogati da regimi antidemocratici, cattura, tortura ed impicca su piazza pubblica la comunità omosessuale locale. Una distopia che non sembra più avere freni né remore guardando quanto accade in queste settimane a Torino ed in tutto il Paese, dove l’antisionismo di fondo si traduce in una vera e propria complicità con coloro che di fatto ci odiano e ci vorrebbero vedere soggiogati alla Sharia più dura.

Forse, per quei nostri deliranti connazionali in preda a visioni mistico-politiche, la Repubblica Italiana dovrebbe diventare una repubblica islamica, un novello Iran occidentale alleato dei peggiori regimi internazionali, che si chiamino Hamas, Putin, Cina? D’altronde, lo stesso leader del regime assassino di Teheran, Khamenei, esorta gli studenti ad essere dalla “parte giusta della storia”: la sua. Quella costellata di impiccagioni, di stupri, di torture inflitte a tutti coloro, a partire dalle donne, che osano avere l’ardire di chiedere qualche diritto umano basilare in più.

Certo, assistere al sermone pro islam e pro jihad tenuto da un sedicente Imam nella sede dell’Università di Torino, dovrebbe inquietare. Non solo perché víola la laicità dell’istituzione, ma perché porta la stessa a prendere le sembianze delle famigerate madrasse radicali, luoghi in cui si formano, anzi si forzano le menti più giovani a divenire nuovi soldati dell’Islam radicale.

Le responsabilità di questa situazione delirante sono molteplici, a partire da chi dirige l’istituzione universitaria, Senato Accademico e Rettorato in primis, che assiste a tutto questo come spettatore inerme, lasciando alla deriva l’Università e tutti gli studenti, soprattutto coloro che hanno un’opinione ben diversa dalla minoranza ideologizzata ed occupante. Studenti a cui viene sottratto il diritto allo studio. Responsabilità dalle quali non possono essere esenti nemmeno le classi dirigenti politiche, a partire da quelle dei partiti del centrosinistra nostrano, che fomentano le basi ideologizzate a scopo elettorale e che ormai da tempo si sono piegate ad uno strisciante antioccidentalismo, iniziato dal terzomondismo degli anni ’70, divenuto cultura woke più recentemente. E l’appoggio alla causa islamica attuale, portata avanti da esponenti del pd con l’esposizione dalle sedi comunali della bandiera utilizzata da Hamas nella striscia di Gaza, ne rappresenta l’evoluzione decadente e populista più becera. Un’ideologizzazione delle masse e delle menti, soprattutto più giovani, portata avanti a forza di slogan, propaganda e fake news, utili a recuperare consenso, anche a costo di sacrificare noi stessi, ciò che rappresentiamo, la nostra cultura ed il nostro futuro. Responsabilità che ricade anche sulla controparte politica che sembra trascurare, o sopportare tutto questo: non solo le occupazioni degli Atenei, ma anche i blocchi stradali o, ancora peggio, l’occupazione della stazione ferroviaria di Bologna, con conseguente interruzione della circolazione dei treni, lasciata decantare senza intervenire, senza cercare di sfollare in modo deciso chi, oltre ad interrompere un pubblico servizio, ha causato disagi e danni all’intero sistema paese. Forse, il fatto che si sia agli atti conclusivi della campagna elettorale per le europee, frena gli istinti interventisti. Però, la nostra Repubblica ed i diritti che da essa derivano, sono valori fondanti da difendere e da non sacrificare sull’altare della propaganda o del consenso elettorale.

E mentre per molti sembrerebbe un sogno iniziare a vivere da barbuti genuflessi in una teocrazia terrorista occidentale, e per molti altri quanto sta accadendo sembra non rappresentare un problema, c’è fortunatamente anche chi cerca di sollevare il problema, sostenendo la necessità di riprendere in mano una situazione che sta oltremodo superando il limite della distopia e del delirio socioculturale. Limite che gli stessi esponenti del centrosinistra hanno ampiamente superato, in un disperato tentativo di sopravvivere a se stessi ed al vuoto pneumatico di contenuti che sfoggiano fieramente ad ogni occasione.

 

 

(31 maggio 2024)

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