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Perché Felicia Scaffidi è una consigliera di Fratelli d’Italia che si commenta da sé

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di Vittorio Lussana

“Non accetto che mi venga dato dell’omofobo da Luca de Vincentis: ho più amici gay che forse tu. Mi spiace, ma è proprio così. E li tratto come tratto qualsiasi altra persona normodotata”. Così Felicia Grazia Scaffidi, consigliera comunale di Lissone (MB) di Fratelli d’Italia, durante una riunione del consiglio dello scorso 22 giugno. Una frase espressa da una normodata a favore di normodotati con la più serafica indifferenza, come se le persone non eterosessuali fossero fuori da ogni canone di una normalità totalmente supposta.

Anche se venisse accertata un’effettiva tolleranza sostanziale nei comportamenti quotidiani della consigliera Felicia, quel che non si capisce è da dove arrivi certa gente, chi abbia mai frequentato, come sia stata selezionata politicamente. Un’intera categoria di persone che sembrano vissute, fino a oggi, rinchiuse dentro a un armadio. Eppoi, quel lapsus freudiano: “Omofobo”, al maschile. Mi sa che questa non ha confidenza con linguaggio di genere, per farci cosa poi, non lo sa nemmeno lei. Forse pensa sia più facile da utilizzare il maschile universale, evita di concentrarsi sul poter fare la pipì in sicurezza solo quando quando si trova un gabinetto libero.

Una frase che mi ha ricordato una serata in casa mia, durante una cena composta da una tavolata di persone dell’Arcigay, più un’attrice e un commercialista milanese interista. Il quale, a un certo punto, sentendo parlare di temi Lgbtq disse: “Ah! Sapete? Mi sono capitati dei clienti gay e, devo dire, son proprio brave persone”. Un gelo totale calò nella mia sala da pranzo, con due minuti di sguardi fissi nei confronti del povero commercialista destroide. Dopodiché, la conversazione riprese come se nulla fosse accaduto, anche se quella frase divenne, già dal giorno dopo, una sorta di barzelletta su cui ridevano tutti quanti.

Per carità: se anche le destre nostrane non si sono mai occupate di omosessualità e hanno vissuto sino a oggi immersi tra i luoghi comuni, evitando sempre d’imbattersi nell’argomento, la cosa è persino un buon segnale. Vuol dire, semplicemente, che troppi danni, in giro, non ne hanno fatti, almeno qui da noi. E non hanno mai concetnrato troppo la loro attenzione su di loro. Gli omosessuali – a destra e di destra – si sa bene che esistono, ma si fa finta che essi siano delle entità astratte. Ed è anche vero che tale atteggiamento di scarsa conoscenza, da un punto di vista laico risulti migliore rispetto alla trascendenza cattolica, che invece li ha sempre additati, nei millenni, come persone immorali, in grado di mettere a rischio la loro visione del mondo. Come se, nel campo delle credenze omnicomprensive, debba prevalere unicamente la loro, che già s’impone dai tempi dell’editto di Milano dell’imperatore Costantino (313 d. C).

E’ un po’ come quell’attacco di articolo di giornale rimasto famoso come esempio di ‘scuola’ e scritto da una collega romana: “Forse non tutti sanno che il turismo è una voce economica importante, per Roma”. Forse non tutti sanno? Solo lei non lo sapeva. Tanto che aveva deciso di iniziare addirittura un pezzo con questa sontuosa non notizia.

C’era anche una rubrica su La settimana enigmistica, settimanale serissimo del panorama editoriale milanese, dal titolo: Forse non tutti sanno che. Questa elencava, ogni settimana, le curiosità più stravanganti provenienti da tutto il mondo. Come, per esempio, il divieto di avere rapporti sessuali con una una gallina, ancora oggi vigente in alcuni Stati degli Usa. Ma come si fa anche solo a pensarla, una cosa del genere? Innanzitutto, sono troppo basse. Eppoi, già m’immagino le discussioni in casa: “Mi hai tradito con una gallina, maledetto”. E tu che, per giustificarti, le dici: “Perdonami amore, ti prego: ero ubriaco, l’ho vista che scorrazzava in cortile e non ho potuto resistere. Dai, ti prego, non parliamone più: cos’hai preparato per cena”? E la sua sintesi da vipera di destra sarà: “Fattela preparare dalla tua pollastra…”.

E’ naturalmente un’iperbole. Nemmeno so so se sia sposata, Felicia Grazia Scaffidi di Fratelli d’Italia. E se lo è spero sia felice. Quello che ho scritto sinora è solo un tentativo di giornalismo satirico, per farsi due risate. Una cosa però è certa: pur non essendo normale trombarsi una gallina, ci si chiede se a volte la gallina non sarebbe meglio. Se proprio va male puoi sempre farla arrosto.

Siamo così giunti al superamento di Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto, quando negli anni ‘70 del secolo scorso cantavano: “La gallina non è un animale intelligente”. Era il tempo del “baby boom” di quegli anni. A cui si dà la colpa per gli effetti provocati da tutti quelli che son nati dopo. Persone normodotate comprese. Tutte quante.

 

(30 giugno 2023)

©gaiaitalia.com 2023 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

 

 

 

 



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