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Il difficile nodo dell’Inflazione e la Politica Europea

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di Kishore Bombaci

Entro fine Luglio la BCE rialzerà nuovamente i tassi di interesse per far fronte a un’inflazione molto alta sebbene stabile a Giugno rispetto a Maggio al 6,4%. Per bocca di Christine Lagarde la soluzione non è mera ipotesi ma evidente certezza, con l’obiettivo di contrastare appunto l’inflazione. La misura si giustifica con un ragionamento macroeconomico per il quale l’aumento dei tassi determina un rialzo delle rate sui mutui e sui finanziamenti, riducendo quindi la domanda e facendo conseguentemente scendere i prezzi.

Dal punto di vista accademico nessuna questione, ma poi c’è il paese reale.

Ma davvero possiamo permetterci questo? Davvero famiglie e aziende debbono pagare lo scotto di una inflazione che è determinata da molteplici fattori, fra cui anche una certa inerzia di chi doveva intervenire prima e non lo ha fatto. E’ vero che la guerra in Ucraina fra le varie conseguenze ha determinato anche l’aumento dei costi di produzione, ma è vero anche che le imprese hanno reagito – seppur legittimamente – in modo piuttosto diverso da come eravamo abituati negli ultimi decenni.

Infatti per la prima volta, le imprese – secondo quanto sostenuto dalla Lagarde e dal FMI – hanno mantenuto una politica di mantenimento del profitto scaricando sull’aumento dei prezzi al consumo l’elevato costo di produzione. In questa strategia basata sulla necessità comunque di far ripartire l’economia dopo la drammatica parentesi Covid seguita a breve dalla guerra in Ucraina, le stesse aziende hanno contribuito ai 2/3 dell’inflazione, mentre solo 1/3 questa si è determinata per effetto dei salari. Scenario, come detto, quantomeno inedito visto che negli ultimi vent’anni gli aumenti dei costi erano riassorbiti nei margini di profitto, lasciando inalterato (più o meno) i prezzi al consumo e facendo in modo che l’economia potesse reggere il colpo attraverso una tutto sommato costante circolazione di denaro.

Si potrà obiettare che oggi ci troviamo di fronte a una situazione del tutto straordinaria, e ciò sarebbe assolutamente vero. Eppure, ogni spiegazione, per quanto plausibile, non risponde a una domanda fondamentale: ce lo possiamo permettere?

Una riflessione si impone, tenuto conto della già complicata situazione attuale di famiglie e imprese che vedono – le une – progressivamente eroso il proprio potere d’acquisto anche per beni di prima necessità e quindi ulteriormente sacrificate da un ulteriore rialzo della rata di mutuo (addirittura in alcuni casi pari a più del 100% ), – le altre – difficoltà enormi in termini di produttività e competitività che difficilmente potranno sopportare nel lungo periodo, quanto deciso dalla BCE.

Non può sfuggire inoltre che, sebbene ci troviamo di fronte a una situazione straordinaria, è pure vero che da anni oramai a Francoforte si sapeva che i tassi così bassi non erano più sostenibili e che prima o poi la “bombola sarebbe scoppiata”; certo non era prevedibile con questa rapidità e sulla base di queste esigenze, ma non vi è dubbio che chi poteva fare qualcosa, magari progressivamente – come sottolineato da Visco qualche settimana fa – ha dormito sonni profondi. Preoccupazioni dunque legittime quelle di Giorgia Meloni e di Carlo Bonomi i quali avvertono sui rischi che la cura sia peggio del male e uccida il paziente. Non dimentichiamoci che se non opportunamente gestita, la situazione rischia concretamente di portare diritto il Paese in recessione. E ben sappiamo quali siano le conseguenze di tale scenario, fra aumento della disoccupazione, ulteriore erosione del potere d’acquisto, calo dei redditi e delle vendite. Insomma, un paese in ginocchio dopo gli anni della pandemia.

Il sistema-Italia può reggere tutti questi shock? C’è da dubitarne.

E allora, a chi conviene tutto ciò? Domanda apparentemente complottista ma che, al contrario, si giustifica a seguito delle parole di Carlo Bonomi il quale si pone una quesito, per certi aspetti inquietante. Il Presidente di Confindustria si chiede se la BCE sia la Banca Centrale Europea o la Banca Centrale Tedesca lasciando intravedere, nemmeno troppo occultamente, che la Germania potrebbe trarre profitto dalle scelte dell’Istituto Bancario continentale. Non è il caso di ulteriormente approfondire l’argomento, ma non vi è dubbio anche tale questione merita una riflessione approfondita su ciò che è attualmente l’UE e su ciò che invece dovrebbe essere, anche dal punto di vista economico e monetario.

 

 

(29 giugno 2023)

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