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Fascisti immaginari e antidemocratici reali

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di Claudio Desirò

Che nel nostro Paese esistano, da sempre, frange di inutile estremismo da ambo i lati, è realtà innegabile. Estremismi che si nutrono di vetuste ideologie che, come in tutti i Paesi occidentali, trovano sempre accoliti pronti a supportarne il nostalgismo, fortunatamente senza mai avere un reale impatto sulla vita democratica della società.

Altra realtà innegabile, purtroppo, è che un certo nostalgismo di ritorno in Italia sia più presente tra le fila del centrosinistra dedito a cavalcare il grido “al lupo al lupo, tornano i fascisti”, strumentalizzando qualsiasi occasione gli si pari davanti e commentando con un rumoroso silenzio i fatti che coinvolgono le frange estremiste più vicine. Una narrazione artificiale ed artificiosa, utile a creare un clima da perenne CLN con cui cercare di offuscare le proprie manchevolezze, di capacità e di contenuti.

Una “sinistra di piazza e di slogan” che, con la svolta Schlein sta portando anche lo stesso PD ad assomigliare più ad un centro sociale che ad un partito rappresentativo di una Repubblica Parlamentare (citazione di dirigenti PD di Torino…).

Un Segretario PD che davanti all’oscena protesta che ha portato alla sospensione dell’intervento del Ministro Roccella al Salone del Libro di Torino, invece di censurare atteggiamenti anti-democratici e liberticidi sulla pluralità e la libertà di parola, supporta i manifestanti in una protesta, tra l’altro, nemmeno inerente il motivo dell’incontro. D’altronde, anche davanti all’ignoranza manifesta, la ricerca porta un eventuale nuovo consenso a “non puzzare”. Ed il silenzio del mondo del centrosinistra, quando non addirittura la solidarietà nei confronti delle urlatrici manifestanti, stride con gli strali che si gettavano, ad esempio, quando Laura Boldrini fu oggetto di simili pesanti contestazioni. Ma ormai è palese, l’antidemocraticità che denuncia la sinistra italiana è a senso unico.

Ma il silenzio della sinistra ha fatto rumore anche su un altro episodio che si è consumato presso il Salone del Libro, cioè la devastazione dello stand di UGL Edizioni: chissà quanta censura sarebbero stati pronti a dispensare i moralizzatori di sinistra se un episodio simile avesse colpito lo stand di un sindacato amico.

Silenzi, che tolte le urla “arrivano i fascisti” che si registrano ad ogni uscita, dichiarazione, proposta dell’attuale maggioranza, e che fanno seguito alla campagna elettorale tra il rosso ed il nero di Stendhal, pardon di Letta, calano su ogni episodio di cronaca che vede coinvolte frange di sinistra e vittime tutti coloro che di sinistra non sono. D’altronde, anche questo ormai è palese da anni, per la narrazione di gran parte della sinistra, se non la pensi come loro, sei fascista. Peccato che all’atto pratico, gli atteggiamenti “fascisti” provengano sempre da un lato solo. Ed in questo, Pasolini ne colse il senso: “Non c’è peggior fascista di un antifascista”.

Ovviamente, non poteva sfuggire a questa narrazione anche l’episodio di cronaca milanese che ha visto coinvolta la polizia locale del Capoluogo lombardo. Subito, dai banchi del Consiglio Comunale si è alzata la voce del Consigliere Monica Romano che, dimostrando ignoranza amministrativa, non ha perso tempo a chiedere un intervento del Presidente del Consiglio, seppure dovrebbe conoscere, se non altro come ruolo istituzionale, che la Polizia Locale dipenda dal Comune (di cui fa parte) e non dal Ministero.

Così come le dimissioni dalla Rai di quella Lucia Annunziata che, nelle motivazioni che l’hanno portata a questa irrevocabile scelta, specifica di farlo perché distante dalle posizioni dell’attuale esecutivo. Ovviamente, da sinistra si grida allo scandalo, alla censura, senza sottolineare che il programma dell’Annunziata fosse stato confermato, che quindi nessuna censura è calata sulla giornalista che, al contrario, sottolinea con questa scelta come per lei il Servizio Pubblico debba essere al Servizio del Governo di colore preferito.

Ciò che viene da chiedersi è quando la sinistra deciderà di abbandonare l’elmetto da guerra civile rendendosi conto che a questo Paese serve altro e non solo la strumentalizzazione demagogica e propagandistica. Forse, all’ennesima scoppola elettorale capiranno che servirebbero argomenti e non slogan e che il Paese è stufo della demagogia d’accatto con cui cercare consenso occupandosi, nel frattempo, unicamente della spartizione del potere interno e di quello residuo esterno. Nel frattempo, la Meloni Governa nel consenso nazionale e non solo e le previsioni catastrofiche di una campagna elettorale perenne vengono confutate una ad una. Nei fatti, non nel racconto.

 

 

(26 maggio 2023)

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