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Meloni, quel folkloristico turbinar confuso tra acque che si separano e altre che scompaiono per la siccità

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Testo:

di Alfredo Falletti

Parlottando con Giorgetti avrà annotato sul suo taccuino “mo’ se famo du risate”, ma non è detto, e galeotto fu forse l’appunto disordinato all’origine di un folkloristico turbinar confuso di reminiscenze di catechismo, storia e geografia fino al punto da non rendersi conto che il buon Mosè non c’entra proprio nulla né con l’Adige e men che meno con il più fantasioso pensiero del parlamentare Bonelli il cui unico torto è stato sollevare un paio di sassi quale tangibile dimostrazione di emergenza in tema di siccità e sollecitare il Governo a far quel che sia in grado di fare per limitare i danni.

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La reazione di Nostra Signora del Santissimo Governo, con parole picaresche, ha manifestato che nun ce po’ fa’ gnente. Con l’occhio, forse, agli appunti ha piazzato un pessimo assist al suo Governo pret ‘a porter che si fanno pubbliche risate di scherno del tutto inaccettabili durante l’intervento in Parlamento di un rappresentante dell’opposizione.

Cosa sembrerebbe evincersi da questo mediocre siparietto? Che la presidente del Consiglio-Madre sembrerebbe avere di sé un livello di autostima tracimante nel supponente ed una propensione all’arrogante interpretazione di un ruolo fin troppo grande per lei. Interpretazione che non la esalta. Il tutto dentro una ricerca di consenso ed ammirazione “un tanto al chilo” non per quel che lei è , bensì per quel che rappresenta, dentro il feticcio di tutte le destre, dicasi il sacro totem della personalità. Troppe le inopportune espressioni facciali di dileggio o di superba commiserazione al pari di un’oratoria vieppiù muscolare (inopportuna in una leader) che probabilmente lei pensi sia sinonimo di forza a difesa di una politica imposta ed intangibile quand’anche socialmente divisiva (e daje co’ Mosè) ed economicamente disordinata e contraddittoria che potrebbe rivelarsi disastrosa per il Paese.

Pur nella sua indubbia abilità, che spicca nel deserto, paiono ingenue le inconsapevolezze del rischio che corre: creare una reazione di “respingimento” (a proposito di coerenza dei termini usati) quando, vista la realtà di promesse elettorali non mantenute, si troverà attorniata dai pochi che non l’avranno abbandonata, primi tra tutti i suoi illustri alleati al cui confronto Bruto potrebbe apparire giusto un monellaccio. La Lega non era in aula, un piccolo show andava fatto.

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(23 marzo 2023)

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