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Ti voglio tanto bene che per il tuo compleanno ti regalerò un attentato….

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di Giovanna Di Rosa
Giovanna Di Rosa

La confessione di Valter Lavitola, quella che recita “sono io il mandante” dell’attentato a Ranucci e l’ho fatto affinché gli “aumentassero la scorta” è una delle cose più esilaranti che mi sia capitato di leggere dopo “Meditazione su un manico di scopa”, di Jonathan Swift. Mai, mi sia consentito, mai, ho letto di un attentato organizzato affinché venisse aumentata la scorta alla vittima designata nel post-attentato come unico obbiettivo del mandante. Se volevamo conferma che questo paese ha perso il senno, eccola qui.

Dunque Lavitola si accusa di essere mandante e il suo avvocato alla domanda se Ranucci sapesse risponde, no comment, del camerunense mano operativa della storiella non c’è traccia, e l’obbiettivo era che a Ranucci venisse assegnata una scorta più numerosa. O meglio nelle parole di Lavitola riportate dall’avvocato l’attentato, atto “indubbiamente delittuoso” è stato commesso “per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati“, dunque perché non fargliene un altro affinché quei cattivoni che non lo proteggono abbastanza non rinsaviscano e gli aumentino la scorta? Perché non provocare un gran casino così che la popolarità del Ranucci aumenti (tutto dovrebbe ruotare attorno a quella storia della candidatura del giornalista della quale quest’ultimo pare non sapesse nulla)? Perché dato che gli “attentatori” potenziali di cui Lavitola conosceva probabilmente le mosse (e come mai?) erano “pericolosissimi”, non attentare alla vita del Ranucci per primi così da proteggerlo? Insomma Valter Lavitola è un benefattore che organizza attentati contro la vita altrui per proteggere la vita altrui. Bisogna ammettere che c’è del genio. Siccome la scorta è composta da due soli uomini se gli facciamo esplodere un paio di bombe davanti a casa, minimo gli uomini di scorta diventano otto.

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Ranucci si difende: “Ho imparato – scrive -, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza”. E’ sgradevole che il mondo dell’informazione che conta, o crede di contare, traduca il post con un abbastanza insulso Ranucci si paragona a Falcone e Borsellino. Perché il post di Ranucci non lo dice, dice altro. E a riempirsi la bocca dei morti è la destra al governo, ma è un dettaglio.

Vedremo dove porterà questa storia. Trattandosi dell’ennesima brutta storia di un’Italia sempre più brutta, oscura, trafficona, ambigua, bugiarda e fascista supponiamo che mai chiarezza verrà fatta fino in fondo: ora chi si aspetta che si possa arrivare a parlare addirittura dei mandanti del mandante farebbe bene a perdere tempo a giocare a briscola. La politica si getterà a corpo morto e fauci aperte e sanguinolente su Sigfrido Ranucci e lo farà a pezzi. Si chiederà la sua testa e si vorrà farlo fuori dalla Rai. Si trasformerà da vittima a connivente, se non colluso, se non colpevole perché accecato da ambizioni politiche, perché meno valgono e più la politica vogliono farla solo loro.

E’ possibile che non sapremo mai cosa è successo sul serio. Certamente ci aspettano altre rivelazioni talmente assurde da essere utili a titoloni di TG e quotidiani ad oscurare tutto ciò di cui non si vuole parlare. E c’è tanto di cui questa Italia che non sa governare non vuole parlare. E di un po’ di politica balneare si sente sempre il bisogno. Almeno si mettessero un costume decente.

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(13 agosto 2026)

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