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Sant’Anna di Stazzema ricorda 560 trucidati dai nazifascisti. Meloni “del popolo” non c’è

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Testo:

A una delle tante tragedie che hanno massacrato il popolo italiano in nome del nazifascismo quelli che oggi si riempiono tanto la bocca della parola popolo, non c’erano. Non c’era nemmeno la loro leader e regina. Non è un dettaglio, anche se è un dettaglio. Là sopra, con ‘sto caldo, meglio mandarci Tajani che due cose da dire le rimedia sempre ed è comunque sempre un esponente di un governo di destra e di una destra che per la prima volta in ottant’anni e passa si degna di affacciarsi a Sant’Anna di Stazzema per rinnovare la memoria dell’eccidio di 560 persone, bambini, donne e anziani. Lo si ricorda per quelle che sono madri e donne solo loro, ma anche per gli altri.

Tajani dice la sua, in sordina, per rispetto istituzionale verso il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e ricorda la “complicità” dei fascisti italiani nella strage di Sant’Anna di Stazzema. “Nel mondo”, ha detto Tajani, “vi sono regimi che aggrediscono Stati sovrani, come l’Ucraina, facendo prevalere la legge del più forte, sistemi totalitari che posseggono l’arma atomica o mirano a realizzarla” ricordando il dovere di difendere “la libertà, la democrazia, la pace”, proprio perché “la nostra libertà e la nostra democrazia si fondano sul sangue delle vittime di Sant’Anna, di Marzabotto, di Boves, di Onna” e si tratta di “una libertà sacra, di una democrazia sacra, che devono essere tutelate perché sono il grande patrimonio comune della nazione”. E poi guarda con chi sta al governo.

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Ci pensa, come sempre, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che offre ai presenti, e alla politica, un altissimo discorso.

“La Repubblica” ha detto il capo dello Stato “avverte il dovere di ricordare gli innocenti – donne, anziani, bambini – uccisi senza alcuna pietà a Sant’Anna e nelle frazioni di Stazzema, oltraggiando e bruciando i loro corpi, calpestando ogni sentimento di umanità. In questo sacrario civile, come in altri luoghi di dolore, si trovano le radici della Repubblica. La mattina del 12 agosto 1944, i reparti delle SS, con la complicità dei fascisti, diedero inizio alla strage. Un simbolo dell’abisso in cui le guerre possono precipitare, cancellando la dignità dell’uomo, facendo prevalere l’orrore dell’annientamento. La comunità di Stazzema, dopo il dolore, è stata capace di ritrovare fiducia, con l’Italia e l’Europa che hanno riscattato con la pace, la libertà, la democrazia, con i diritti eguali e universali, con la progressiva integrazione, quanto di più terribile la storia aveva prodotto.Ora le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni, ora le volontà di potenza e i propositi di dominio si riaffacciano, manifestandosi in forme anche inedite. Sono più che mai preziose le testimonianze e le coscienze capaci di trasmettere esperienze e valori. Sono capaci di respingere violenza, odio, il disprezzo per il rispetto del pluralismo, dell’identità delle persone. Fare memoria, oltre che atto di responsabilità, è atto di liberazione che si rinnova.
La vittoria sul nazifascismo aprì la strada della rinascita.
Ciascuna generazione deve sapere che a ognuna appartiene il rafforzamento e la difesa delle conquiste civili, che non sono acquisite una volta per tutte. I loro presupposti etici, le ragioni di impegno, vanno rinnovati e rinsaldati”.

Non c’era Meloni. Non c’era Elly Schlein che ha inviato un messaggio, così come il presidente del Senato La Russa.

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C’era Giuseppe Conte che ha suscitato entusiasmo e raccolto consensi per tutto il paese e ha parlato del tempo dei “costruttori di pace, che devono essere protagonisti nelle istituzioni e nelle piazze, ma anche nel dibattito pubblico perché la pace si realizza anche disarmando il linguaggio come insegna il Papa”, della politica che “deve tornare ad avere il coraggio di costruire percorsi diplomatici, negoziati, condizioni per una pace giusta e duratura” e ha infine ricordato che “chi si professa patriota oggi dovrebbe essere qui a Sant’Anna di Stazzema, perché per onorare la patria dobbiamo onorare innanzitutto chi non si è piegato alla dittatura e per questo ha sacrificato la propria vita”.
Sufficiente per un’ovazione, ma non si pretende tanto. Basterebbe un po’ di coerenza tra coloro che si riempiono la bocca di paroloni come popolopatriota e poi quando c’è da raccogliere il coraggio (che non hanno) e di metterci la faccia (ormai solo un intercalare) stanno facendo altro.

 

 

(12 agosto 2026)

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