Accise: il cavallo di battaglia di chiunque stia all’opposizione

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di Claudio Desirò

Il nuovo anno si è aperto con vecchie polemiche, nel quale gli attori in gioco si sono scambiati le parti, ma come sempre basati su slogan che poco hanno a che fare con la razionalità minima sindacale che sarebbe opportuna.

Se i leader dall’attuale maggioranza, in particolare uno, cioè chi è già stato vicepremier e ministro nel 2018, per anni hanno portato avanti l’istanza della necessità di riduzione della tassazione sui carburanti, con il medesimo stile propagandista al limite del populismo, le varie attuali opposizioni stanno ora ripercorrendo lo stesso copione, con lo stesso pessimo stile. Al netto che chi Governa oggi avrà il compito di portare a compimento quanto sostenuto da anni e sarà giudicato anche sulla capacità di portare a termine una revisione strutturale del sistema delle accise sul carburante nell’arco della legislatura, la strumentalizzazione che si sta facendo dai banchi degli altri partiti sulla non proroga degli sconti delle stesse, ha caratteristiche paradossali e viene utilizzata con l’unico scopo della propaganda un tanto al chilo.

Si trattava di un decreto in scadenza il 31 dicembre scorso, di tipo emergenziale per mettere un freno alla corsa dei prezzi dovuta all’impennata del costo del greggio di qualche mese fa. Oggi, che la quotazione del petrolio è tornata a valori inferiori, si è deciso di destinare altrove la spesa precedentemente allocata per questa operazione: sette miliardi circa che vengono ora utilizzati, sempre a scopo emergenziale, per ammortizzare gli effetti del prezzo dell’energia, del gas in particolare, cioè la vera emergenza del momento per le famiglie e le imprese italiane.

Una scelta razionale, con cui si può concordare o meno, come su tutto, ma che non può essere banalizzata e distorta in maniera propagandistica come stanno facendo tutti coloro che, fino a qualche mese fa, accusavano altri di essere populisti e propagandisti, salvo utilizzarne oggi gli stessi metodi.

Ma il panorama desolante della politica italiana attuale offre questo e niente più. Per cui armiamoci di pazienza e di pop corn, in attesa di ammirare nuove mirabolanti polemiche che con il portare reali soluzioni ai problemi del Paese nulla hanno a che fare.

 

(6 gennaio 2023)

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