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Il Partito Democratico: “Finanziate misure innecessarie come la flat tax. Ora salario minimo ed equo compenso”

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di Daniele Santi

Mentre gli altri due partiti che si dicono di opposizione (anche se Calenda strizza l’occhio al governo Meloni), reagiscono con sarcasmo forse un po’ fuori luogo, il Partito Democratico risponde alla manovrina di Meloni che durerà massimo fino a marzo, come scrivevamo ieri, con una controproposta.

La proposta del PD parla di salario minimo, taglio al cuneo fiscale, equo compenso per gli autonomi. ed è stata messa nero su bianco in un documento dove si prende di mira, in primis, il pacchetto-energia dato che per il 2023 si “prevedono circa 5 miliardi di spesa al mese per l’energia” e 21 miliardi durano per quattro mesi. I Dem propongono “più risorse, aumentando aliquota e perimetro della tassazione degli extra profitti. Contratti di fornitura energia a prezzo calmierato. Quindi tetto nazionale al prezzo dell’elettricità, per disaccoppiare il prezzo dell’elettricità prodotta da gas rispetto a quella prodotta da altre fonti e normative per avviare le comunità energetiche rinnovabili.

Tra le altre misure di Meloni vengono considerati insufficienti “i due o tre punti di taglio cuneo” con l’inflazione reale, dicasi carrello della spesa, “che aumenta del 12,6%” a fronte di retribuzioni che aumentano dell’1,1%. Ci vuole coraggio a parlare di manovra coraggiosa. Il PD sottolinea poi che non c’è “nulla contro l’evasione fiscale” soffermandosi su quelli che vengono definiti “segnali sbagliati” come il teatto al contante (5mila euro, tutti noi usciamo di casa ogni giorno con 5mila euro in tasca, no?) e il “condono” della cartelle esattoriali. Il PD accusa inoltre la manovra del governo Meloni di fare “cassa sui pensionati” (perché una parte delle pensioni potrebbe non essere adeguata all’inflazione) e di finanziarie “misure non necessarie” come l’estensione della flat tax a 85 mila euro che allargano il divario di tassazione tra dipendenti e autonomi.

La manovra, infine e secondo il PD, non dice nulla sugli stanziamenti per la sanità (che nel tendenziale crolla in rapporto al PIL dal 7% nel 2022 al 6% nel 2025), sulla scuola, sugli enti locali.

 

 

(23 novembre 2022)

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