Sorrisi e coltelli #Giustappunto e nemmeno hanno cominciato a governare

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di Vittorio Lussana

Non hanno neanche cominciato a governare, che già stanno limando i coltelli. Questa la verità di fondo delle nuove destre al potere, che rischiano di salpare per il mare aperto con la Nina, la Pinta e la Santa Maria che imbarcano acqua da tutte le parti, rischiando il naufragio totale.

C’è il problema-Salvini, innanzitutto. Il quale, anche se ha preso schiaffoni da tutte le parti, ha avuto l’abilità di farsi dare un botto di candidati sui collegi uninominali. E adesso, risulta decisivo per la stabilità del futuro esecutivo. In effetti, la politica è anche questo: consentire la libera uscita di molti voti sul proporzionale ha ingolosito i vertici di Fratelli d’Italia, i quali hanno finito col cedere molti collegi uninominali come se la Lega avesse il 20%. Se anche la cosa è stata calcolata, si è finito con l’esagerare. E di ciò, la responsabilità è di Fratelli d’Italia, non della Lega.

In secondo luogo, Matteo Salvini vuole tentare la rimonta populista. Senza comprendere che non si tratta di una partita di calcio. E che, se anche ci si intestardisse nel vederla così, la partita ormai c’è stata e sarebbe necessario governare il Paese, non trascinarlo in una campagna elettorale perenne. Gli elettori del centrodestra saranno anche faziosi e molto tifosi, ma non sono scemi: se le navi beccheggiano, durante la navigazione, son capaci di ammutinamenti in grado di far vincere la sinistra da qui all’eternità.

Insomma, Giorgia Meloni si ritrova di fronte a un puzzle di difficile composizione. E’ vero che la sua provenienza politica garantisce un tasso di professionalità maggiore, rispetto ai leghisti. Soprattutto, rispetto a Salvini. Tuttavia, se gli obiettivi che si hanno in testa come coalizione non sono gli stessi per tutti, finisce che ci si incaglia al primo scoglio: altro che nuovo mondo della destra conservatrice…

Inoltre, c’è anche un problema sul versante dei rapporti con Forza Italia, che intende piazzare Antonio Tajani agli Esteri e Licia Ronzulli alla Salute. Il primo ha un curriculum valido soprattutto per i rapporti con l’Europa. E nella testa della futura premier risulta ben chiaro che l’ex presidente del parlamento europeo andrebbe collocato proprio ai rapporti con l’Europa e non agli Esteri, dove l’esperienza di Elisabetta Belloni garantirebbe una Farnesina assai più libera di muoversi sul terreno dei rapporti internazionali, senza rischiare infortuni o brutte figure. Sul versante del ministero della Salute, invece, è proprio lei, Giorgia Meloni, a non aver mai amato Licia Ronzulli: una fedelissima dell’ex cavaliere di Arcore, ma soprattutto perfettamente allineata sul fronte scientista in caso di recrudescenza della pandemia da Covid.

Per formazione politica, nell’apparato circolatorio di Giorgia Meloni scorre un sangue rivoluzionario: quello della destra sociale. Dunque, la nostra eroina della Garbatella non se la sente di dover difendere il dicastero di Lungotevere a Ripa di fronte a una possibile campagna vaccinale. Ma anche questi potrebbero essere calcoli sbagliati, poiché mancanti di un film chiaro circa ciò che è accaduto durante le varie fasi della pandemia, scoprendo una realtà di tutt’altro segno, rispetto ai numerosi mal di pancia di bigottoni e confessionalisti.

La campagna di vaccinazione ha avuto il merito di aver rilasciato nelle cellule del 90% degli italiani una memoria in grado di riconoscere il virus. Inoltre, tra i farmaci anti-infiammatori, grazie alla grande professionalità di un bergamasco eccellente come il professor Giuseppe Remuzzi – ne emerge sempre qualcuno sin dai tempi dei garibaldini, per fortuna… – oggi abbiamo un protocollo più funzionale a curare anche i No vax e a mantenere sotto controllo la situazione senza perdite eccessive. Porsi un problema inutile sulla conduzione dei titoli di coda della Sars-Cov 2 potrebbe essere eccessivo. Dunque, riteniamo che il dicastero sanitario possa tranquillamente essere ceduto a Licia Ronzulli, dato che decisioni dolorose o impopolari non sembrano all’orizzonte.

In buona sostanza, Licia Ronzulli alla Salute andrebbe benissimo: inutile rischiare di perdere pezzi sul fronte moderato. Anche se si tratta di un’esponente non facilissimo da trattare, soprattutto con un Berlusconi ormai al tramonto. Tuttavia, il nuovo esecutivo dev’essere una squadra dotata di corazza, per riuscire ad affrontare anche i marosi più difficili: se si comincia col sopravvalutare alcuni esponenti e sottovalutarne altri, non assisteremo solamente al crepuscolo del berlusconismo, che già oggi s’intravede, ma di tutto il centrodestra, con Carlo Calenda che già si staglia all’orizzonte del fronte moderato in compagnia dei Tripodi de La guerra dei mondi.

Insomma, da quanto si percepisce in questi giorni, il ritorno dei post fascisti al governo non pare affatto una vittoria. E rischia di essere solamente un sorriso al tramonto…

 

(1 ottobre 2022)

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