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A Bologna il presidente della Cei e la vicepresidente Schlein contro le disuguaglianze e le parole vuote delle destre

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di Giancarlo Grassi

Dal palcoscenico finale di Repubblica delle Idee 2022, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e la vicepresidente dell’Emilia-Romagna Elly Schlein, in un incontro moderato dal vicedirettore di Repubblica, Francesco Bei, hanno fatto il punto sulle disuguaglianze nel nostro paese e sulle modalità politiche con le quali si affrontano non bastando più, le “dichiarazioni sui diritti che non diventano prassi”.

Matteo Zuppi ha parlato di “diseguaglianze” sottolineando che il primo passo per combatterle è “accorgersi delle diseguaglianze. Perché a volte ci sembrano normali” ricordando poi come “qualcuno sostiene che le diseguaglianze siano un prezzo che va pagato”. Una logica che, secondo Zuppi, “non dobbiamo mai accettare” così come “non dobbiamo accontentarci di dichiarazioni sui diritti che poi non diventano realtà, che non diventano prassi”.

Elly Schlein non si è lasciata sfuggire l’occasione per tornare sull’agghiacciante, nei toni e nei contenuti, comizio di Meloni d’Italia in Spagna sottolineando come in quel “discorso” ci fosse “una lunga lista di nemici a cui addossare ogni colpa, ma non c’era mezza parola sulle soluzioni”.

“Non ho sentito una parola su come contrastare il precariato” ha detto Schlein, a Meloni, “Cosa pensa Giorgia Meloni del salario minimo. Non ho sentito parlare dei 4 milioni di italiani che soffrono di povertà energetica. Sul perché serve investire sul welfare pubblico, nei servizi educativi per l’infanzia o nei sevizi per le persone non autosufficienti”, poi Schlein ha affondato sui temi che le destre sempre più estreme definiscono divisivi. “A Meloni dico” ha detto la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna: “non c’è niente di naturale in un modello di famiglia in cui le donne servono a fare figli e a occuparsene da sole. Non servono donne al comando se non difendono i diritti delle altre donne. Stiamo attenti a distinguere le leadership femminili da quelle femministe”.

E sul salario minimo, anche se non si conosce ancora l’augusta opinione di Meloni del 22% nei sondaggi, ma forse vale meno nei voti reali, si sa per certo cosa pensano Brunetta e Salvini, che di Meloni sono alleati.

 

(19 giugno 2022)

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