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Dal Vaffa-Day al Vaffa-Lei, torna il Movimento 5 Espelle

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di Giancarlo Grassi

Che un partito votato da un italiano su tre alle ultime elezioni ignori gli accadimenti internazionali, facendo finta che siano soltanto una questione di armi, dopo avere votato l’invio di armi appena qualche settimana fa tutti entusiasti, per occuparsi del siluramento del ministro degli Esteri in carica, esponente di spicco di quel partito, la dice lunga su cosa rappresenti questa congrega di improvvisati politicamente incapaci che siedono alla corte di uno che parla di sé come elevato.

Dunque mentre da est minacciano la guerra nucleare un giorno sì e l’altro anche, con messaggi che inneggiano alla distruzione dell’Unione europea “prima che l’Ucraina ne faccia parte”; mentre le navi da guerra russe transitano al largo della Puglia al limite delle acque territoriali e la Russia taglia il gas che abbiamo pagato e che per contratto ci deve; mentre il mondo è stravolto da un’invasione barbara e inumana frutto dell’imperialismo di un tiranno che si incorona zar, il partito di maggioranza relativa che a quello zar ha sempre guardato con ignorante simpatia, partito che si chiama M5S, sposa di nuovo il linguaggio agitatore ed estremista – mentre crolla nelle urne – del quale si riappropria anche l’ex moderato ex presidente del Consiglio Conte e invece di parlare di politica e fare proposte parlano di “frasi offensive” di Luigi Di Maio preparandosi a buttarlo fuori. Siamo tornati al Movimento 5 Espelle.

I colonnelli radunati attorno al grande capo Conte, incapaci di articolare una pur minima proposta politica, di operare un pur sottile cambiamento del loro approccio populista, incoerente, infantile, miracolistico, anti-sistema, anti-scientifico, anti-culturale, anti-politico (e allora se ne vadano dal parlamento da soli, tanto ci andranno giocoforza), tornano alle origini e completano il cerchio delle metamorfosi a 360°: dopo avere cambiato idea su tutto e avere fatto tutto il contrario di ciò che hanno detto, tornano all’inizio: al nulla che sono sempre stati. E siccome gli italiani sono creduloni, ma non sono stupidi, ecco che il partito precipita nelle urne non essendo nemmeno capace di presentare candidati sensati alla carica di Sindaco. Vincono solo alleandosi con Mastella: giusto per sottolineare quanto siano coerenti.

Coerenti come le loro misure economiche: dare soldi alla gente senza avere un progetto di stimolo all’economia; senza creare lavoro; mettendo qui e là navigatori che non hanno idea nemmeno di dove stanno; inventandosi l’assistenzialismo ad uso politico che la DC di un tempo faceva già molto meglio, perché poi il paese lo faceva marciare.

Ma ogni fallimento ha il suo colpevole, e come tutti i rivoluzionari falliti anche i grillini dell’incultura, del terrapiattismo e del no alle cure mediche perché i virus non esistono e bastano i germi di grano, sanno che quando non si può più uscire dal fango delle proprie deiezioni bisogna trovare un colpevole: e loro ce l’hanno già. Quel colpevole è Luigi Di Maio. E che sia uno dei ministri più attivi sul fronte anti-Putin e ministro degli Esteri del Governo in carica i grillini se ne fottono. Loro vogliono buttarlo fuori perché il loro faro non è il benessere degli italiani: è l’invidia. Sono dove sono solo perché prima c’erano altri e loro non tolleravano più di non esserci.

Per fortuna c’è Grillo che prima li fa sfogare, i grillini invidiosi, e poi lascia che sia Conte delle non-decisioni a decidere: ed è in una botte di ferro.

 

(20 giugno 2022)

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