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Luigi Di Maio si dimette dal Comitato di garanzia del M5S. Pare non voglia essere zittito più

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di Daniele Santi

Era senza dubbio meglio zittire gli altri che essere zittiti, anche questo fa parte dell’evoluzione del M5S, già Movimento 5 espelle, nei moderni tempi post-rielezione di Mattarella con vari scannatoi al seguito, che stanno facendo a pezzi i partiti verticistici a leader unico – e spesso inadeguato.

La scontro tra Di Maio e il presidente del Movimento Conte, mi permetto di sottolineare che ad esserne uscito malconcio è stato quest’ultimo, ha preso il via dopo l’affondamento  della candidatura Belloni, molto forte il rapporto personale tra il ministro e la direttrice generale dei Servizi Segreti, prima incoronata e poi inspiegabilmente affondata – o forse affondata per ragioni che non sapremo mai. L’azione, politicamente inspiegabile per come si è svolta, ha aperto lo scontro interno al M5S.

Luigi Di Maio lascia così il Comitato di garanzia del Movimento, avvertiamo la sinistra ombra di Alessandro Di Battista, per essere libero di dire quello che gli pare. Ci permettiamo questa libera traduzione. E lascia un lungo post su Facebook a beneficio degli storici [sic].

 

Sono state giornate intense.
L’elezione del Presidente della Repubblica è un momento importante per la democrazia…

Pubblicato da Luigi Di Maio su Sabato 5 febbraio 2022

Se la mossa di Di Maio voleva stemperare le tensioni interne, il M5S sembra non averlo capito considerando la nota rilasciata subito dopo, che anche il Corriere pubblica, dove si definisce il passo indietro di Di Maio “giusto e dovuto”.

Il giusto e dovuto passo indietro di Luigi Di Maio rispetto al suo ruolo nel Comitato di garanzia costituisce un elemento di chiarimento necessario nella vita del Movimento rispetto alle gravi difficoltà a cui ha esposto la nostra comunità, che merita un momento di spiegazione in totale trasparenza. Il confronto delle idee e la pluralità delle opinioni non è mai stata in discussione. Questo però non significherà mai permettere che i nostri impegni con gli iscritti e con i cittadini siano compromessi da percorsi divisivi e personali, da tattiche di logoramento che minano l’unità e la medesima forza politica del Movimento.

Dal punto di vista del Movimento è evidente che Luigi Di Maio non ne esce bene. Dal punto di vista politico la cosa potrebbe avere soluzioni diverse. Avvertendo la sinistra ombra di Alessandro Di Battista potremmo anche immaginare una scissione, che vada a rinforzare una destra alla quale ciò che manca è soltanto ulteriore inconcludenza. Di Maio però non se ne cura, per ora, perché parla ai suoi. E sembra non accorgersi che dal punto di vista della polarità personale la sua guerra con Conte è persa, al momento, e da esperto di social ed ex webmaster dovrebbe saperlo.

La risposta del M5S alle dimissioni del ministro degli Esteri va molto al di là dell’ecumenico messaggio del Grillo sul “dono del padre” e, tradotto volgarmente, potrebbe anche voler dire: “La porta è aperta, vada quando vuole”. Staremo a vedere.

 

(5 febbraio 2022)

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