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Ci vuole Matteo Renzi per ricordare che nessuno schieramento ha i voti che servono per eleggere chi gli pare

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di Giovanna Di Rosa

Dato che la comunicazione è tanto solo un’opinione vieppiù diretta a chi la pensa come noi e non a facilitare la comprensione di ciò che accade, l’urlante destra melon-salviniana prona a Berlusconi e i più sornioni uomini del PD e dello schieramento di centrosinistra, di guardano bene di dire una verità scomodissima e cioè che tanto da una parte quanto dall’altra non ci sono i voti per eleggere un nuovo presidente della Repubblica marchiato a fuoco dall’uno o dall’altro schieramento.

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Le larghe intese sono quindi uno scomodissimo obbligo. Di qua e di là. A dire la scomoda verità è ancora una volta quel ragazzaccio di Matteo Renzi al quale si può rimproverare tutto, ma non di non cantarle chiare quando serve (come poteva andare d’accordo con Calenda, visto come sono fatti i due?) che ricorda come “Sul Quirinale sarebbe bene pensare a un patto”. Sembra una frase rivoluzionaria, ma è soltanto la realtà.

E in un paese dove la realtà non esiste più dal 1992 fatta scomparire a favore della realtà virtuale venduta dalle Corazzate del Silvio, raccontarla proprio com’è e senza girarci intorno diventa una rivoluzione.

Matteo Renzi chiacchierava amabilmente con il Corriere mentre sottolineava come sia “chiaro che Berlusconi non ha i numeri; se mi cercasse glielo direi a viso aperto, e dovrebbe farlo anche chi gli vuole bene, senza mandarlo a sbattere”; cioè, io sono il perno del Senato coi miei relativamente pochi senatori, e ho presidenti di Regione e sindaci, dunque sappiate dove i miei uomini andranno a votare. Poi continua nell’intervista al quotidiano chiarendo che “il sogno quirinalizio di Berlusconi non ha i numeri” e parla di “tristezza” nel “leggere di telefonate ai singoli parlamentari”. Renzi dice poi che non avendo la doppia morale di certa sinistra giudicava “ridicolo che Ciampolillo fosse chiamato da Conte un anno fa per sostenere il governo” e giudica “ridicolo che Ciampolillo venga chiamato da Sgarbi per passargli Berlusconi” definendo lapidariamente la la pratica “Show telefonici” che “squalificano la politica”.

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Renzi chiude poi parlando di tornare alla politica “sana” e di trovare un “nome di prestigio per l’Italia, in patria e all’estero”. E diremmo che per oggi può anche bastare.

 

(17 gennaio 2022)

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