Golden Globes nel segno della diversità e del futuro (al di là della solita polemica del politicamente corretto)

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di Giuseppe Sciarra

Questa edizione dei Golden Globes passerà alla storia per essere stata trasmessa solo nei canali social e non in televisione sia per colpa della pandemia (che ormai è diventata una triste consuetudine) che per le polemiche che ci sono state in merito alla scarsa inclusività. Ma andiamo con ordine. Questa 79ª edizione della manifestazione più ambita dallo star system americano assieme agli Oscar e gli Emmy Awards che premia i migliori film e programmi televisivi della stagione, si è svolta nel segno del silenzio: gli sfarzi delle passate edizioni coi suoi red carpet e abiti ultra fashion sembrano un ricordo lontano dei bei tempi che furono.

All’evento hanno partecipato solo i giornalisti dell’organizzazione Hollywood Foreign Press Association che hanno annunciato i vincitori da Twitter e non dai canali tv o streaming. Le feroci polemiche che ci sono state alla vigilia dell’evento dello scorsa edizione in cui si contestava la sola presenza di un giornalista nero tra gli 87 membri dell’associazione della stampa estera che organizza i Golden Globes, hanno portato la rete Nbc a rifiutarsi di trasmettere la premiazione di questo inizio 2022. Un vero smacco per la manifestazione con un “ma” tutt’altro che trascurabile: un premio che sembra essere un primo passo verso un’apertura alle minoranze c’è stato eccome, con il Golden Globe 2022 alla miglior attrice protagonista la star di Pose, Mj Rodriguez, prima persona transgender a vincere la statuetta nella storia dei Globes.

Un evento epocale per la comunità LGBTI che la star della serie Netflix ha salutato con un messaggio accorato sul suo accout instagram: “Grazie! Questa è la porta che aprirà la porta a molti altri giovani di talento. Vedranno che è più che possibile. Vedranno che una giovane ragazza nera latina di Newark New Jersey che aveva il sogno di cambiare le menti degli altri, ci sarebbe riuscita con amore. L’AMORE VINCE. Ai miei giovani bambini LGBTQAI siamo qui, la porta è ora aperta, ora raggiungete le stelle!!!!!”.

Fino a qualche anno fa una premiazione del genere sarebbe stata impensabile, il merito di ciò – oltre a essere imputabile al fatto che la Hollywood Foreign Press Association è sicuramente dovuta ricorrere ai ripari dopo le accuse di razzismo – è di Ryan Murphy. Il talentuoso regista americano sta rivoluzionando la televisione statunitense portando alla ribalta un numero considerevole di serie lgbtq e di attori della comunità (gay, transgender, lesbiche) al centro dell’attenzione mediatica, per buona pace di chi ancora afferma in Italia che si dia troppo spazio ai gay nei film e nelle serie televisive e che sarebbe ora di dire basta a questa “moda” per non assecondare il politicamente corretto.

Per fortuna la voce di questa Italia che non è la mia è ancorata a un vecchio mondo che ormai sta tramontando nei paesi che si dicono civili e civilizzati lasciando il tempo che trova – il mondo evolve e anche i Golden Globes se no sono accorti per buona pace di suprematisti bianchi, omofobi, xenofobi e compagnia bella.

 

(11 gennaio 2022)

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