di Ennio Trinelli

La divertentissima non-gestione della questione Carta Identità Elettronica che ha fatto correre enti locali e addetti, scatenato appuntamenti straordinari e apertura straordinaria di altri uffici (con spreco di risorse economiche e umane) in vista della scadenza inderogabile [sic] del 3 agosto, per poi arrivare al solito decretino che azzera tutto e lascia le cose come sono – cioè bisogna avere la CIE, ma le cartacee saranno valide fino a scadenza naturale, ma non (ad oggi) per l’espatrio – è la rappresentazione plastica del più famoso adagio italiano, mai pronunciato ma frequentemente agito: l’importante è rimandare. A meno che sia qualcosa di inderogabile per la maggioranza politica di turno. In quel caso, serva o no al paese, la cialtroneria si perpetra subito.
Nel caso specifico il governo, i governi locali, sembrano essere così impegnati a valutare altro di così vitale importanza, da mettere in secondo piano ciò che è, nelle apparenze, così decisamente improcrastinabile da imporre ferree date di scadenza oltre le quali cadrà il mondo sulle vostre povere teste e peste vi colga. Poi arriva il decretino che dice: ci siamo sbagliati, scusate, fate pure quello che cazzo vi pare, ché piace tanto anche a noi, non era vero niente. E parlano di fiducia.
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Tanto impegnati a cambiare leggi elettorali che non serviranno a nessuno, nemmeno a chi le cambia; tanto impegnati a indicare papi stranieri per il premio Nobel; tanto impegnati a pendere dalle labbra altrui in nome di un biscotto secco; così impegnati a inventarsi quotidiane balle spaziali per raccontare un paese che non c’è, diventa poi abbastanza normale che per le cose serie rispetto alle quali ci sono date inderogabili oltre le quali nessuno si sogni di andare, e per governare non rimanga tempo.
Sembra dunque chiaro che più gridano come ossessi per descrivere ansiogenamente tutte le cose che hanno fatto più deve risultare chiaro come di ciò che serve realmente al paese non faranno nulla (vogliamo parlare di tasse, bollette e accise, tanto per dire qualcosa?). Semplificando semplificando si arriverebbe persino a dire che dalla CIE a essere l’ultimo paese UE per crescita (quattro anni fa si era il primo) il passo è brevissimo. Il resto è propaganda immobile con tendenza al rimandare ad libitum.
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(18 giugno 2026)
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