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Quelle destre incendiarie che finiscono col darsi fuoco da sole #Giustappunto di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana, #giustappunto

E’ un po’ singolare la linea politica assunta dalla leader di Fratelli d’Italia, on. Giorgia Meloni. Ella afferma di non essere contraria ai vaccini, ma di essere contro il Green Pass. E già tale affermazione, in regime di emergenza sanitaria, appare poco comprensibile per una forza politica, anche se di opposizione, dato che non è possibile combattere una pandemia con un unico strumento, quasi cercasse una via di mezzo tra Jair Bolsonaro e Matteo Bassetti. Una via di mezzo che, francamente, non esiste.

Ma a prescindere da ciò, è ancor più singolare far discendere l’applicazione di un certificato di avvenuta vaccinazione come forma di radicalizzazione del dibattito. Innanzitutto, Giorgia Meloni dimentica – e lo ha dimenticato anche il collega Massimo Franco, che l’ha intervistata alcune sere fa a Porta a Porta su Rai 1 – come la minoranza No vax fosse scesa in piazza più volte ancor prima del Green Pass, al fine di contestare l’uso delle mascherine come strumento di profilassi. Già allora erano emerse numerose contraddizioni, condite con teorie complottiste e roboanti minacce indirizzate in più direzioni. Bastano i video del chimico Barbascura su Youtube, a dimostrare un approccio protestatario assai precedente all’introduzione dei Green Pass.

Insomma, oltre alle tempistiche regolarmente inesistenti o sempre poco calcolate da parte delle forze della destra italiana, porre sullo stesso piano una cittadinanza che ha fatto sacrifici e che si è comportata disciplinatamente rispetto a gente che ha minacciato e aggredito i giornalisti, o che si è comportata in una maniera a dir poco allucinante, significa non rispettare quell’85% di persone che si sono vaccinate accusandole, indirettamente, di essere un gregge di pecore. Si tratta, invece, di una larga maggioranza di italiani che hanno dimostrato moltissimo coraggio. Ed è proprio grazie a loro se, oggi, il nostro Paese viene preso come esempio da più parti.

Dispiace affermarlo, ma le nostre destre politiche si sono dimostrate, ancora una volta, inadeguate e in ritardo. Accusare il Governo Draghi e, per continuum, il Governo Conte 2 di aver radicalizzato il dibattito e di aver cercato lo scontro, significa affermare una menzogna grossa come una casa, sia nella ricostruzione delle tempistiche, sia per l’atteggiamento con cui le destre italiane hanno approcciato quasi tutti i confronti.

Giorgia Meloni sta semplicemente giocando a ribaltare la frittata, utilizzando il medesimo metodo sofistico con il quale complottisti e antivaccinisti stanno accusando l’universo mondo di essere agli ordini di pedosatanisti rettiliani, segretamente già sbarcati sulla Terra e impegnati a conquistare il dominio sull’intera razza umana. Limitarsi a ribaltare le tesi altrui senza proporre alcunché, al solo fine di scaricare colpe sulla maggioranza di governo, è un modo alquanto misero e strumentale di fare politica.

Nel marzo del 2020, quando le forze che sostenevano il Governo Conte 2 stavano minimizzando il possibile arrivo del SarsCov 2 in Europa, Giorgia Meloni fu la prima esponente a ipotizzare un duro lockdown per tutto il Paese, dimostrando un gran fiuto. In seguito, quando purtroppo la pandemia ci ha poi raggiunti veramente, anche Giorgia Meloni non ne ha più azzeccata una, al fine di lucrare consensi correndo dietro a ogni mal di pancia e a ogni lamentela, anche la più immotivata, forse pensando che ciò le avrebbe portato vantaggio. La qual cosa avverrà solo in minima parte, data l’esistenza di tutto un mondo cattolico-moderato che a destra non si sposterà mai, anche a costo di astenersi in massa dal voto.

E’ vero l’esatto contrario: sono stati proprio Matteo Salvini e Giorgia Meloni a inseguire a lungo i No vax, pensando che ciò potesse provocare un effetto di trascinamento a vantaggio delle loro compagini politiche, secondo un ragionamento opportunistico a corto raggio. Le minacce di una “Norimberga 2” per i giornalisti, noi le ricordiamo ben prima dell’avvento del Green Pass. Così come ricordiamo i video complottisti basati sul nulla, fatti circolare con milioni di visualizzazioni, fino a impegnare interi siti e redazioni in un faticoso lavoro di debunking.

Sin dall’inizio di tutta questa vicenda, sono state le destre a rimestare nel torbido con atteggiamenti assai vicini allo sciacallaggio, fondati su un cinismo totalmente strumentale e maligno, che ha letteralmente avvelenato il dibattito. Raramente un esponente della maggioranza – quella attuale ma anche quella dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte – è caduto nella trappola delle provocazioni. Sono invece le forze sovraniste, quelle che si sono schierate per squadre e in falangi di protesta: chi si è vaccinato non ha mai organizzato né cortei pro vax, ha mai fondato appositi gruppi su Facebook o altri social network.

Accusare l’85% della popolazione, che si è ben comportata e si è dimostrata molto paziente nei confronti del can can provocato dalle forze reazionarie, non porterà molta fortuna alla signora Meloni. E nemmeno al signor Matteo Salvini. E ciò sarà dovuto all’immaturità delle destre italiane, ancora oggi incapaci di cogliere il cuore dell’elettorato italiano, oltreché perennemente impegnate a confondere i cittadini, sperando che gli italiani non ricordino mai niente. Ci penseremo noi a raccogliere questi due anni di slealtà e bassezze scagliate in tutte le direzioni.

Tutto ciò è un vero peccato, perché i tempi per un esperimento gentiliano, che portasse al governo del Paese una destra moderna, basata attorno ad alcuni fondamentali princìpi di legge e ordine, sembravano ormai maturi. Ancora una volta, la malsana abitudine di ricercare parafulmini su cui scaricare ogni responsabilità, diretta o indiretta, per fatti che, molto spesso, hanno cause totalmente oggettive o a sé stanti, ha finito col limitare l’azione delle destre italiane, ancora malate di un rancore ideologico che cerca un nemico unificante sempre e comunque, a cominciare dagli immigrati.

La partita della signora Giorgia Meloni non è ancora perduta. Ma se si continua a fomentare odio ideologico e a sfornare menzogne, denunciando unicamente le responsabilità altrui anziché impegnarsi a delineare un possibile orizzonte dell’Italia post pandemia, rischia di impantanare le destre italiane rinchiudendole, ancora una volta, nel consueto recinto delle politiche di retroguardia, incapaci di liberarsi dai fantasmi del passato.

E riguardo a Massimo Franco, pur comprendendo come quella attuale non sia una fase molto adatta per un collega assai corretto, abituato a muoversi in punta di penna tra sfumature e sottigliezze del mondo politico italiano, ci permettiamo di consigliare una maggior franchezza, poiché di fronte a un esponente come Giorgia Meloni non basta delineare il fatto in sé, ma serve anche qualche frase di accompagnamento. Del tipo:“Gentilissima Giorgia Meloni, noi riteniamo che di tutta questa fase di emergenza sanitaria, lei abbia compreso molto poco. Per non dire nulla”. Distinti saluti e vicinanza fraterna, in un momento di vivo dolore: fine dell’intervista e delle comunicazioni. Per sempre.

 

(4 dicembre 2021)

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