Religiosi dimezzati e tanto “spazio” per dare casa a chi non ce l’ha, ma ci devono pensare gli altri nonostante “il segno dei tempi”

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di MMF, #Politica

Col calo di fedeli, sacerdoti e consacrati della Chiesa Cattolica, molti immobili ecclesiastici risultano sottoutilizzati o inutilizzati. Per fare un esempio, il numero delle religiose italiane è passato da 147.286 nel 1975 a 80.208 nel 2015.

I beni immobili, circa un quinto del patrimonio edilizio italiano, sono di proprietà della Chiesa cattolica e l’approssimazione dipende dal fatto che dietro i numeri ci sono una miriade di realtà ramificate, fatte di diocesi, parrocchie, congregazioni religiose maschili e femminili, enti morali, scuole, università, ospedali, case di cura, gruppi assicurativi, confraternite, associazioni, movimenti laici e così via. Premesso tutto ciò, credo che potremmo dire che è venuto il tempo in cui, alcuni di questi “contenitori” immobili cerchino “nuovi contenuti”.

Il Papa nell’omelia della Messa nella Festa della Divina Misericordia, ha sostenuto che condividere la proprietà “non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro”. Ha poi aggiunto che “bisogna constatare che molte chiese fino a pochi anni fa necessarie, ora non lo sono più per mancanza di fedeli e di clero, questo va accolto nella Chiesa non con ansia, ma come un segno dei tempi”.

Prendendo ad esempio la Diocesi di Parma, a differenza di tante altre Diocesi in Italia, si nota che pur avendo un patrimonio immobiliare enorme fatto di centinaia di “contenitori”, di appartamenti, negozi e fabbricati senza contare tutti gli istituti dagli enormi spazi, dove vivono pochi religiosi, non ha mai messo a disposizione della città tanta ricchezza immobiliare alla ricerca di nuovi “contenuti”. Ho letto oggi (12 aprile, ndr) che l’Azione cattolica e altre associazioni ecumeniche pregano perché sia data una sede alla Comunità islamica di Parma.

Rispettoso del tempo delle preghiere, ma consapevole della necessità del fare qui e ora, penso che: la città ha bisogno di nuovi “contenitori” immobili, la città ha sempre “nuovi contenuti” a cui far fronte e a cui non potrà mai dare piene risposte, è ora che anche la Diocesi di Parma ed il suo Vescovo, che ho preso ad esempio, ma avrei anche potuto parlare di altre realtà, accolgano questo bisogno non con ansia, ma come un segno dei tempi.

 

(12 aprile 2021)

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