Agitu Ideo Guteda nelle parole di Ilaria Andaloro, che la conosceva, raccolte da Giuseppe Sciarra

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di Giuseppe Sciarra #Migranti twitter@gaiaitaliacom  #Intervista

 

Oggi sono un po’ scossa dalla morte della povera Agitu Ideo Guteda di cui tutti stanno parlando e ci siamo fatti prendere in effetti anche noi come molti, da questo primo istinto di pensare al movente razziale; è stato molto naturale farlo, anche perché noi qua che la conoscevamo bene sappiamo la sua storia, sappiamo delle tante difficoltà che aveva avuto all’inizio e anche delle minacce a sfondo razziale, quindi in realtà è stato un pensiero immediato, e per quanto mi riguarda e credo anche per quanto riguarda i trentini non razzisti – ce ne sono per fortuna tanti – è stato un pensiero ancora più immediato sapendo il clima qua da noi”.

Ha la voce spezzata e visibilmente emozionata al telefono Ilaria Andaloro, educatrice teatrale trentina da sempre in prima linea per la difesa degli ultimi. Tra le tanta attività svolte, dal teatro in carcere all’insegnamento nelle scuole di teatro sociale fino all’allestimento di innumerevoli spettacoli che hanno visto come protagonisti sul palcoscenico persone con disagi psichici, Ilaria ha dimostrato di essere un’artista a tutto tondo che non guarda il mondo da una torre d’avorio come certi suoi discutibili colleghi, ma è vicina alla gente comune. “Come ho scritto in uno dei miei ultimi post su Facebook” – continua – “Trento dopo l’insediarsi delle giunte leghiste è cambiata tanto, e se è vero che prima veniva portata sul palmo della mano per l’accoglienza, per l’ambito del sociale e per il volontariato che qui sono molto attivi, è altrettanto vero che adesso dopo la giunta leghista in comune e in provincia le cose stanno purtroppo cambiando, quindi abbiamo tutti pensato al movente razziale”.

Conferma con le sue parole l’artista trentina che quando ancora non si sapeva chi fosse il responsabile dell’assassinio di Agitu Ideo Guteda, molti hanno creduto che ad averla uccisa brutalmente fosse stato il solito ammalato di xenofobia gratuita frustrato che spara a zero sugli immigrati col solito triste leit motiv a cui assistiamo da anni. Il Trentino Alto Adige ultimamente non ha brillato per idee progressiste ed era lecito pensare a un odio razziale che avesse portato lo xenofobo di turno a un gesto estremo. Certo dall’odio xenofobo al femminicidio il passo non è breve, anche se non troppo lungo. Ma il fatto “che sia stato una persona del Ghana a ucciderla”  continua ancora Ilaria Andaloro, “fa ancora più male perché comunque pensi alla sua storia, alle sue difficoltà e a tutti sogni che aveva realizzato in parte e a quelli che aveva ancora da realizzare”.

E per chiudere  la testimonianza che ci ha regalato, Ilaria Andaloro offre uno spunto di riflessione sulla tristissima morte di Agitu: “…penso comunque che il problema razziale, di integrazione, centri eccome! Avendo lavorato con tanti richiedenti asilo e con tanti africani mi sono resa conto che appartengono a etnie diversissime con differenze culturali che neanche ci immaginiamo noi italiani, e quindi con grandi difficoltà a integrarsi tra di loro, a causa di confessioni religiose e usanze diverse”.

E in effetti, la moltitudine di differenze che rimescola un intero continente come l’Africa è pressoché sconosciuta ai più. Si tende a parlare di pregiudizi e discriminazioni da parte degli italiani verso gli stranieri e gli immigrati ma non si è mai approfondito questo aspetto, dalla prospettiva di chi viene in Europa per salvarsi dalla fame e dalla guerra, senza trovare un sostegno reale e costretto a una convivenza forzata con suoi conterranei appartenenti da altre etnie.

Che sia questa una pista da seguire per comprendere meglio il terribile omicidio di Agitu? E cosa si dovrebbe fare per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo aspetto che molti ignorano e altri preferiscono ignorare?

 

(30 dicembre 2020)

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