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“Giustappunto! Speciale Umbria” di Vittorio Lussana. Regionali in Umbria: bene il Pd, male i 5 stelle

di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

I risultati delle elezioni regionali in Umbria, a prima vista possono apparire traumatici, in un ‘feudo’ amministrato per lunghissimi decenni dalle sinistre. Ma invito tutti quanti a non drammatizzare la situazione. Innanzitutto, il Partito democratico, al netto di errori e scissioni, ha dimostrato di non andare ‘a tappeto’. Anche da un versante ‘liberal’ come quello del sottoscritto, questo è dato che ho sempre apprezzato delle forze di sinistra e che potrà sempre tornare utile per una sana dialettica democratica del Paese. E’ il tracollo del Movimento 5 stelle, il dato che veramente ci preoccupa. Il movimento ‘grillino’ sta vivendo una fase di involuzione, determinato dal fatto che, in passato, ha sottostimato la necessità che una forza politica debba radicarsi anche socialmente nel territorio del Paese e non possa vivere all’infinito di un consenso puramente d’opinione. Noi siamo qui, pronti a ragionare anche con questa nuova forza politica emersa quasi spontaneamente dalla società italiana. Non attardiamoci, dunque, a colpevolizzare sempre qualcuno, come se le responsabilità fossero un qualcosa di esclusivo e di integrale: quasi mai è così, soprattutto in politica. Il M5S decida cosa vuol fare ‘da grande’ e cerchi di darsi degli obiettivi culturalmente coerenti. Si è deciso di svolgere un ruolo da ‘ago della bilancia’? Benissimo. Allora, sappia, Luigi Di Maio, che tali funzioni di ‘cerniera’, in Italia sono quasi sempre sottorappresentate, ma che da ciò può derivarne una politica più snella e ‘corsara’: movimentista, per l’appunto. In politica, quando si ha il coraggio di fare delle scelte e di prendere delle decisioni, queste si pagano, poiché connotano un indirizzo più preciso e determinato. Quel che invece preoccupava, in passato, era proprio il ‘calderone’, che oltre a generare confusione rischiava di rendere il movimento particolarmente strumentalizzabile e condizionabile, anche da singoli elementi infettati di nichilismo distruttivo. Soprattutto in un Paese che, spesso e volentieri, non ama i cambiamenti, o li reclama solamente per gli altri. Riguardo al centrodestra, invitiamo espressamente il leader della Lega, Matteo Salvini, ad abbandonare i suoi rancori nei confronti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ché non gli fanno affatto onore. La mozione di sfiducia dello scorso mese di agosto, il presidente del Consiglio non se la calendarizzò da solo, al fine di disarcionare lui dal Viminale e mettersi con Zingaretti. Matteo Salvini è molto bravo a fare propaganda. Egli ha battuto tutta l’Umbria ‘palmo a palmo’. Dunque, merita pienamente il successo che sta ottenendo, perché quando qualcuno lavora e il suo lavoro lo sa fare, bisogna togliersi tanto di cappello. Tuttavia, la ‘cavolata’ fatta ad agosto non può certo ‘rigirarsela’ come vuole. Se proprio voleva presentare una mozione di sfiducia, Matteo Salvini avrebbe dovuto sapere che doveva farlo prima, per poter mandare il Paese a votare in autunno: ad agosto era ormai troppo tardi. Lo sanno tutti, persino gli elettori della Meloni, che il leader della Lega sbagliò le tempistiche, in quel frangente. Nessuno è infallibile e si può anche sbagliare, nella vita. Ma bisogna anche ammetterlo, anziché trascinarsi un rancore inutile e dannoso. Continuare a ‘rosicare’ anche dopo aver ottenuto il 37% in Umbria – un risultato che Umberto Bossi e Bobo Maroni neanche potevano ‘sognarselo’ – è un sintono evidente di infantilismo ideologico e di scarsa maturità democratica. Sono errori che Matteo Salvini può evitare: lo faccia, dunque, ché nella vita gli esami non finiscono mai.

 

 

(28 ottobre 2019)

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