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HomeNotizieCome se fosse una cosa seriaGli Italiani non vogliono fatti, vogliono promesse

Gli Italiani non vogliono fatti, vogliono promesse

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di Daniele Santi #DemenzaElettorale twitter@gaiaitaliacom #pentaleghismo

 

Gli Italiani stanno dando corpo alla possibilità reale di far diventare un esperimento nato per caso – diciamo – una regola. Gli Italiani stanno dicendo al mondo che la miglior maniera per vivere è credere alle promesse e non basarsi sui fatti. 

I benefici di detta demenziale pratica sono molteplici: porta ad evitare di pensare, ché i pensieri danno preoccupazioni e mal di stomaco; permette di evitare di pensare al futuro o addirittura di prendersi la briga di costruirselo; fa rimanere eternamente giovani con enormi benefici per la freschezza della pelle; fornisce costanti alibi perché c’è sempre un figlio di troia che non mantiene le promesse da insultare; evita di faticare perché se non trovi il lavoro che ti hanno promesso mica è colpa tua; fornisce un costante e superficiale ricambio alla classe politica italiana, essendo questo paese pieno di viscidi guitti pronti a raccontarvi l’irraccontabile, tanto voi ci crederete. Se guardate bene ce n’è già un altro lì dietro l’angolo.

I risultati della recente elezione della nuova presidente della Commissione Europea stanno lì a confermare proprio ciò che stiamo dicendo: la narrazione menzognera del salvinismo leghista ha raccontato per giorni che non sarebbe stata eletta, voi c’avete creduto. Ma era una panzana. Perché Von Der Leyen è stata eletta. E i voti c’erano. Che ci fossero i voti era un fatto, bastava informarsi pochissimo, ma è stata creduta la promessa della non elezioni perché più comoda. Più facile da credere. E perché non richiedeva lo sforzo di informarsi.

Il voto massiccio al grillismo demenziale prima e le intenzioni di voto che convergono massicce sul salvinismo putiniano dopo confermano la tendenza dell’italiano a credere alle promesse: non faremo più un cazzo, guadagneremo bene non facendo un cazzo, non pagheremo più l’università e non avremo più tasse se non al 15%. Fortunelli noi che, avendo un paese che provvederà a noi in tutto e per tutto, potremo lavorare soltanto perché non sappiamo cosa fare.

Facciamo notare sommessamente che gli stati che provvedono in tutto e per tutto ai cittadini, per quello che è secondo loro il provvedere in tutto e per tutto, si chiamano dittature.
Ma cosa volete che importi? All’incolto italiano bifolco-tecnologico che non capisce nemmeno perché ha in mano ciò che ha e si limita ad usarlo, la promessa serve come alibi: crede alla promessa perché la promessa gliel’ha fatta qualcun altro ergo ci sarà un Sig. Qualcunaltro a cui dire bastardo, non mi hai detto la verità e si potrà rincorrere un altro Sig. Qualcunaltro che la racconterà più grossa e via in questo circolo vizioso mutuato dai monoteismi. Si bestemmia un dio perché lo si ritiene responsabile.

Così avanti signori politici. C’è posto. C’è almeno, stando ai sondaggi, un 50% degli Italiani disposto ad ascoltare e a dare il voto a chi la racconta più grossa: credendogli. Basta soffiare sul fuoco giusto ed alimentarlo con la giusta benzina. Se fossimo in voi proveremmo con la promessa dell’eterna giovinezza in cambio del voto: con l’infantilismo bieco-italiota secondo i dettami del quale ci si può comportare come adolescenti idioti fino alla pensione e anche oltre, rischiate il monocolore.

 

 

(17 luglio 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 





 

 

 




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