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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: il vero problema è il lavoro, non la Ue

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di Vittorio Lussana #Giustapppunto twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Votare in favore della costruzione europea, in favore di un’Europa più coesa e più forte, non solo è una risposta giusta, ma anche un obiettivo da cercare con ostinazione. Non deve trattarsi, cioè, di mera retorica destinata a spegnersi pochi giorni dopo il voto. Innanzitutto, il volume complessivo di informazioni degne di essere sottolineate e provenienti da Bruxelles, nonostante il persistere di un’informazione piuttosto provinciale e, spesso, campanilistica, è aumentato. E i nostri rapporti con gli altri partner europei è diventato più stretto, anche se Matteo Salvini e le forze sovraniste hanno tentato di tutto per seminare ‘zizzania’, soprattutto in quest’ultimo anno. Ma quando un processo di unificazione riesce a resistere a contestazioni e angherie, diviene esso stesso in grado di cogliere le punte critiche più centrate per trasformarle in suggerimenti. Ciò significa che, già oggi, l’Unione europea ‘fa sistema’. Essa è cioè pronta a recepire e a integrare quei bisogni e quelle istanze che provengono dai singoli Stati membri. Attenzione, però: non stiamo affermando che l’esistenza di forze nazionaliste e sovraniste sia una forma di opposizione più stimolante per la correzione delle politiche di Bruxelles e di Strasburgo. Al contrario, stiamo dicendo che, in queste consultazioni, la crescità del fronte tradizionalista a scapito del popolarismo e del fronte cattolico-democratico segnala la fine di un ciclo e pone in discussione soprattutto la centralità che il Ppe e dei conservatori europei. E’ tutto lì, il nocciolo della questione: sul fronte moderato. Il quale, evidentemente, ha bisogno di un ricambio. Quel che, invece, c’è da dire in merito alla protesta proveniente dalle destre più estreme è che esse, come al solito, si sono dimostrate emotive e irrazionali, sbilanciandosi in giudizi e in forme di protesta eccessive e nervose. Il conservatorismo è un’altra cosa. E l’avanzata di movimenti come Vox in Spagna e Afd in Germania avvengono più per gli evidenti errori commessi dal moderatismo europeo, anziché per i meriti effettivi di queste nuove forze. Infine, senza che nessuno si offenda, affermare che sia necessario votare per i Partiti europeisti perché l’Italia, da sola, non andrebbe da nessuna parte, non è un’offesa o una mancanza di fiducia nei confronti del nostro Paese. Significa, viceversa, pretendere di inserire l’Italia in un contesto che la faccia competere con giganti come la Cina, l’India, il Brasile e gli stessi Stati Uniti; significa volere veramente il bene dell’Italia, senza ingannarla; significa stabilire il primato del razionalismo rispetto a contestazioni dalla natura fortemente emotiva e instabile, che genera esattamente il contrario di quanto professa o dice di perseguire: ordine e legalità; significa non aver compreso il percorso di unificazione europea, cominciato proprio a Roma nel 1957, in quanto fatto storico progressivo e dinamico. Si tratta, ancora una volta, di destre che rigettano quei contenuti che a loro non piacciono. Come se la semplice ‘rimozione’ possa bastare a negare l’altra faccia della ‘medaglia’, che c’è sempre, in tutte le cose e in tutte le verità. Significa essere, ancora oggi, imbevuti di convinzioni statiche, che non si vogliono né rivedere, né rivisitare, nel momento stesso in cui si accusano gli altri di non accettare il revisionismo di alcuni storici, peraltro autorevoli, quali Paolo Simoncelli o Renzo De Felice. Non si tratta di nostalgia degli anni ‘ruggenti’, bensì di forme di recriminazione ottuse e immature, che rifiutano di accettare le leggi della Storia, in favore di un idealismo di derivazione piccolo borghese, che trasforma regolarmente la difesa di alcuni principi, semplificati e ideologici, in immobilismo mentale, in vuoto atteggiamento. Insomma, il voto di domenica prossima non rappresenta affatto un referendum sulla vita o la morte della Ue, poiché non è questa la preoccupazione principale dell’opinione pubblica, nazionale e internazionale. Ciò che preoccupa veramente è la mancanza di lavoro – soprattutto per i giovani – che non solo scarseggia, ma che l’avvento delle nuove tecnologia tende a trasformare alla radice, sostituendo le macchine all’uomo. A dispetto di tutta la propaganda proposta e imposta, in maniera anche soffocante, sotto il profilo mediatico, i popoli europei hanno maggiormente paura di vedere i propri figli costretti a lasciare i loro Paesi di origine, per mancanza di lavoro e di nuove opportunità. Non si è colto, come al solito, il vero desiderio delle masse, che non è affatto quello di respingere l’immigrazione, bensì di fornire una visione, un nuovo progetto di società, alle generazioni future. E un menefreghismo del genere la dice lunga su chi, in realtà, vuol bene veramente al popolo, rispetto a chi, da sempre, è abituato di servirsene in forme sleali e coatte.

 

 





 

(24 maggio 2019)

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