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HomeNotizieCome se fosse una cosa seriaZingaretti dice che bisogna "cambiare tutto"... Pessimo segno

Zingaretti dice che bisogna “cambiare tutto”… Pessimo segno

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di G.G. #Politica twitter@gaiaitaliacomlo #PD

 

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Il nuovo segretario del PD parte con la strada del “cambiare tutto” che ricorda tristemente ciò che il buon (e neanche troppo buon) D’Alema faceva nel ’68 tra cortei e qualche molotov che volava di qua e di là, quando giocava a fare il rivoluzionario e poi abbiamo visto come è finita. Il mondo è più o meno a quel punto là, solo che i suoi abitanti sono un tantinello più incazzati e un tantinello più/meno creduloni (dipende da dove hai il culo di vivere). In questo momento storico, dopo il lavaggio del cervello di trent’anni di demenziale televisione berlusconiana, l’Italia crede a qualsiasi cosa: a qualsiasi Zingaretti, a qualsiasi Salvini, a qualsiasi Di Maio, dunque va bene anche la rivoluzione.

Ma non esageriamo: la rivoluzione del PD zingarettiano sarà digitale, e consisterà in un’operazione a tappe per potenziare la presenza del partito sui social. Lo scrive Repubblica, nuovamente entusiasta bollettino ufficiale del Nazareno o della nuova sede, dopo che Matteo Renzi è stato fatto fuori. A cosa serve la nuova idea meravigliosa del PD? A replicare Rousseau: speriamo con meno falle, più trasparenza, meno fake news, più verità, più chiarezza, sapendo chi ci agisce, interagisce, con nomi, cognomi, visi e programmi. Ed anche il modo di vedersi in faccia ogni tanto.

A cosa servirà la nuova idea meravigliosa del PD? Citiamo ancora Repubblica che parla di “costante monitoraggio dei flussi di informazione, con una task force di “sentinelle dei social”, impegnate a smascherare troll, fake news o notizie virali montate ad arte. E, se è il caso, contrattaccare. La seconda tappa sarà la creazione di una “Piazzaweb social”, un vero e proprio “ecosistema digitale” dove le persone possono dialogare, scambiarsi informazioni, aprire comitati, organizzare iniziative. Un modo concreto, insomma, per far discutere le persone e “aprire” il partito, rendendolo modernamente inclusivo”. Tutto dovrà avvenire entro il mese di aprire quando si aprirà una giornata dove si chiameranno a “raccolta” tutti color che son sospesi, “ovvero quelli che vogliono dare una mano a creare il nuovo “digital party”. Sarà una mobilitazione aperta a tutti, con lo scopo di aggiornare il modello partecipativo del Pd alle modalità e ai sistemi della comunicazione contemporanea”. L’esempio, manco a dirlo, è il partito democratico Usa. Perché da qualche modello bisogna pur partire.

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Il tutto avviene dopo l’investitura a segretario di Zingaretti e la proclamazione di Gentiloni presidente del PD.

 




 

(18 marzo 2019)

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