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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: Una “sòla” a 5 Stelle

di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacomlo #Politica

 

Il Movimento 5 stelle al governo del Paese corrisponde a un’enorme perdita di tempo e di denaro: una vera e propria ‘sòla’, punto e basta. Prendiamo l’esempio del Tav: si tratta di un progetto già modificato varie volte e in fase di costruzione avanzata, con 25 chilometri di tunnel già scavati. Pur dismettendo i cantieri, quei ‘buchi’ fatti nelle Alpi, compreso quello di 6 chilometri dentro al Moncenisio, resteranno lì dove sono, con un danno paesaggistico non di poco conto. Eppure, il ministro Toninelli vuol ridiscutere il progetto per l’ennesima volta: a che pro? Non è dato sapere. Quelli arrivati con l’ultimo treno, tanto per restare in tema, urlano e sbraitano come se avessero scoperto un antidoto contro il cancro, ritenendosi portatori di uno ‘scoop’ micidiale o depositari di verità assolute. Invece, nel caso della linea ‘Torino-Lione’ ad altà velocità, siamo sulle ali dell’ideologia più masochista e superata, che rischia di farci perdere gli aiuti della Ue per riuscire a finirla. Sui cantieri, al momento, ci lavorano già centinaia di persone, che a loro volta dipendono da 6 diverse aziende di costruzione. E quando i lavori riusciranno, finalmente, a entrare nel vivo della loro operatività, si arriverà a quota 4 mila occupati circa. Il tratto italiano, inoltre, è quello più corto: poco meno di 13 chilometri in tutto, finanziati per il 41% dalla Ue, per il 35% dall’Italia e per il restante 24% dalla Francia. La stessa Unione europea ci ha già fatto sapere di essere disposta ad arrivare al 50% dei finanziamenti pur di aprire questo ‘benedetto’ corridoio ferroviario, che serve a non isolare la Valle Padana dal traffico di merci e persone proveniente dall’est e del west Europa. Con tutto il trasporto su gomma che abbiamo e con tutti questi Tir che ci rompono le palle in autostrada, sorpassandosi tra loro e occupando praticamente 2 delle 3 corsie di marcia disponibili, rinunciare a quest’opera è un’emerita coglionata. Ho già raccontato in altre sedi di essermi recato in Francia in più occasioni e in diversi momenti dell’anno: una volta in inverno, altre due volte a primavera conclamata. E in tutti i casi, durante l’attraversamento del Frejus, mi sono ritrovato ‘imbottigliato’ come unica vettura privata al seguito di una lunga ‘coda’ di autotreni. La Torino-Lione fa parte di un tracciato molto più ampio, che vorrebbe collegare il sud della Spagna all’Ungheria, agganciando il nord d’Italia a una rete di trasporto funzionale a ridurre l’inquinamento, come previsto dagli accordi internazionali sulla decarbonizzazione. Se l’infrastruttura verrà completata, si potrà andare da Milano a Parigi in meno di 4 ore, spostando su rotaia una parte del traffico merci che attualmente avviene, per il 92%, su gomma, riducendo il transito di Tir tra l’Italia e la Francia di circa un milione e 300 mila automezzi. Stiamo parlando di un abbattimento di 3 milioni di tonnellate di emissioni di Co2 all’anno. Oltre a ciò, il passo del Frejus, attualmente, si inerpica sino a 1300 metri sul livello del mare, comportando consumi di carburante di non poco conto: più di una volta ho dovuto far rifornimento di benzina nei pressi di Torino, per poi rifarlo nuovamente a Lione. Il Tav, invece, passa a 600 metri di altitudine, trasformando il valico alpino del Moncenisio in una rapida ‘passeggiata collinare’. Infine, le ricadute economiche: come già sottolineato, al momento sulla linea ad alta velocità ci lavorano 800 persone, di cui 530 impegnate nei cantieri e altre 250 tra società di servizi e ingegneristica, ma quando i lavori saranno in fase operativa, gli occupati diretti saranno oltre 4 mila persone e quasi altrettanti quelli che vi lavoreranno indirettamente, per esigenze tecniche specifiche o particolari. Si tratta di un corridoio che interessa il 18% della popolazione europea e aree d’Europa che producono, ogni anno, il 17% del Pil comunitario. Ovvero: circa l’1,8% del Pil di Francia e Italia messe assieme. Per ogni euro speso per costruire l’opera, ne ricaveremo 4. La verità è che il ministro Toninelli continua a parlare di “analisi costi-benefici” omettendo di dire che, in tutti questi anni, di approfondimenti ben documentati e completi ne sono già stati fatti 7. E tutti gli studi hanno dato parere positivo, a cominciare da quelli dell’Università Bocconi di Milano, la quale ha anche sottolineato come, rinunciando all’opera, andrebbero persi circa 20 miliardi di euro che avremmo potuto risparmiare solamente nei primi 50 anni di vita dell’infrastruttura. Quel che il Movimento 5 Stelle omette di dire, invece, è che esso ha promesso ‘mari e monti’ a chiunque avesse un ‘tiramento’, per mero opportunismo politico, dispensando bugie a destra e a manca senza avere la benché minima prova, verificata e documentata, su cosa consistessero questioni come il Tav, il Tap o l’Ilva di Taranto. Hanno fatto politica per ‘sentito dire’ come se fossero al bar, con un grado di competenza pari, pressoché, allo zero. Un’incompetenza che può creare danni peggiori persino dell’eventuale corruzione. La quale, su un tunnel ferroviario di 13 chilometri, non avrebbe mai trovato ‘trippa per gatti’. Ma tant’è: fare una cosa che sembra ‘giusta’ nel contesto sbagliato, ormai rappresenta il vero principio fondativo della cosiddetta Terza Repubblica. Perché così vanno le cose, qui da noi. E cosi debbono andare…

 





(11 gennaio 2019)

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