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I danni delle gattare: o dell’animalismo buonista come triste metafora dell’Italia

di Giovanna Di Rosa #Gattare twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

 

Nel parco dove vado normalmente a correre, un bel parco naturale lungo il fiume con tanti animali selvatici e una bella fauna variegata, c’è anche un luogo che è stato adibito a colonia per gatti restituiti allo stato selvatico (mi piacerebbe sapere di chi è stata l’idea geniale), luogo reso meno selvaggio e più casalingo [sic], da una non ben identificata congrega di gattare che provvedono alla somministrazione di croccantini, coperte, comodi giacigli oltre ad altre qualità di cibo ai gatti che sarebbero dovuti tornare allo stato selvatico.

Nello stesso parco esistono altre colonie: tra le altre una colonia di ratti di dimensioni ragguardevoli, che si fanno tranquillamente i fatti loro, grassi e pasciuti, perché capaci di cibarsi anche del cibo che le gattare forniscono ai felini i quali, soddisfatti di ciò che trovano pronto, non hanno più bisogno di cacciare. Proprio qualche giorno fa un ratto stava tranquillamente accucciato a poca distanza da due gatti alle prese con una ciotola debordante di croccantini, senza che questi muovessero un passo per acciuffarlo. Dalla patetica equazione si ottiene quindi che il bisogno dell’animalista buonista di sentirsi utile agli animali non serve né all’animale né al buonista visto che la sua sconsiderata mano turba il naturale equilibrio che vorrebbe il gatto predatore ed il topo preda.

Dall’agire della congrega di gattare che si sentono buone perché curano i gatti fregandosene della bontà o meno delle loro azioni – da un punto di vista più ampio, che non è mai quello legato al nostro ego – è possibile trarre una triste metafora di questa Italia di oggi, sconclusionata, stupida, cieca, sorda, incapace, anestetizzata dalla sua stupidità. Un’Italia così convinta di fare solo azioni giuste che non riesce più a considerare se l’azione indubbiamente giusta che sta compiendo – perché il dubbio di sbagliare è diventato vieppiù inesistente andando l’idiozia sempre in coppia con l’infallibilità – sia agita nel giusto contesto, nel giusto luogo, nel giusto spazio. Non osiamo spingerci a porci domande sulle giuste ragioni di un’azione.

La gattara, accecata dal suo bisogno di sentirsi utile a chiunque non metta in discussione ciò che fa (è sempre meglio un miao di un che cazzo fai) è clone del governante che, accecato dalla sua incapacità che scambia per missione, si sente investito del diritto di cambiare il mondo. Disgraziatamente lo fa per sé, come tutti gli egopati incolti, senza preoccuparsi delle conseguenze. Esattamente come la gattara che sfamando i gatti permette ai ratti di riprodursi senza limiti venendo meno l’appetito del suo nemico naturale.

In chiusura specifico che di gatti ne ho due e li amo follemente, aggiungendo, a guisa di post scriptum che al cartello che il gatto regge nella foto andrebbe aggiunto, quasi certi di non sbagliare, un “… almeno a me, considerando quanto poco vi interessa degli esseri umani”. Aspetto insulti. Cordialità.

 





(11 gennaio 2019)

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