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La cieca politica economica e fiscale del Governo pentaleghista

di Ge.De.Ste. #economie twitter@gaiaitaliacom #politica

 

 

 

Fa caldo oggi 08/08/18: la maggioranza degli italiani se non è già in vacanza si accinge ad andarci. Quando torneranno dalle vacanze le sorprese potranno essere tante, qualcuna non proprio gradita.

In questi giorni il governo pentalieghista è alle prese con il reperimento dei fondi per la Prossima manovra di bilancio; tra le varie ipotesi da tenere in considerazione il Ministro dell’Economia Giovanni Tria ha accennato ad un eventuale aumento dell’Iva, considerando che da sue affermazioni più volte ribadite in diverse sedi non sarebbe contrario ad una mancata neutralizzazione delle clausole di salvaguardia. Ebbene un aumento dell’Iva comporterebbe un aumento delle aliquote fiscali del 10% (aliquota ridotta) e del 22% (aliquota ordinaria) all’11,5 % ed al 25%.

Sembra superfluo ma è utile ribadire in questa sede che un possibile aumento dell’Iva se non combinato con altri provvedimenti riguardanti la redistribuzione del reddito potrebbe portare ad una forte contrazione dei consumi soprattutto delle famiglie. Infatti la stessa Banca d’Italia nell’ultima Relazione annuale 2018 simula diversi scenari ma tutti caratterizzati da una possibile distribuzione del reddito attraverso le leve di natura fiscale.

Nello specifico vengono considerati due scenari: il primo tiene conto di una riduzione del primo scaglione di aliquota Irpef da 23% al 21%; il secondo un incremento delle detrazioni da lavoro dipendente per un quarto di punto. Sugli effetti di questi possibili scenari c’è da dire che sul primo – ovvero sulla riduzione dell’aliquota fiscale dal 23% al 21% – ne gioverebbero tutti i contribuenti, mentre l’incremento delle detrazioni da lavoro dipendente andrebbe a vantaggio dei soli contribuenti che producono tali redditi e quelli ad essi equiparabili. Entrambi gli scenari delineati nel Rapporto di Banca d’Italia sono di non facile attuazione dati gli stringenti parametri di bilancio entro i quali è costretto a muoversi il governo. Ne deriva quindi che un aumento dell’Iva se non combinato con una riduzione delle imposte dirette sarebbe una manovra nefasta che porterebbe solo ad un calo dei consumi, cosa già vista negli ultimi anni dove vi sono stati ben due aumenti delle aliquote Iva con l’unica conseguenza di condurre i consumatori che percepiscono redditi medio bassi a ridurre ulteriormente i loro consumi.

Lo conferma un recente studio di Codacons: le maggiori entrate derivanti da un aumento delle aliquote Iva non gioverebbe ai conti dello Stato in quanto i decrementi dei consumi non produrrebbe l’aumento di gettito fiscale previsto. Ciò che forse produrrebbe con molta probabilità sarebbe invece una forte contrazione della domanda interna dovuta ad una riduzione dei consumi che unita alla riduzione delle esportazioni (frutto del rallentamento dell’economia mondiale) rischiano concretamente di far tornare l’economia nazionale in una fase di recessione affossando definitivamente la timida ripresa che si è vista nel 2017 e che in parte si è già ridotta nei primi 6 mesi di quest’anno come già dimostrato dai recenti dati Istat sul rallentamento della Produzione industriale.

Insomma almeno da queste prime battute il Governo del cambiamento [sic] annaspa cercando soluzioni raffazzonate e parziali che andranno di sicuro verso manovrette una tantum che comporteranno solo un tirare a campare in attesa di possibili tempi migliori.

Ciò a cui si dovrebbe puntare invece dovrebbe essere una seria riduzione delle aliquote fiscali che combinate anche con un aumento dell’Iva porterebbe sì ad un aumento dell’inflazione, ma anche ad una riduzione dei tassi di interesse reale che, combinati a quelli nominali che in Europa restano ancora bassi, potrebbero rilanciare i consumi, soprattutto di beni durevoli, contribuendo ad abbassare la propensione al risparmio ed ad aumentare quella verso i beni di consumo. Politiche macroeconomiche, queste, già attuate in Germania dalla Grosse Koalition ormai nel lontano 2007 dove i tassi di interesse nominali erano fissi (perché determinati dalla Banca centrale europea) e quindi il tasso di interesse reale in Germania (almeno in quel periodo) era sceso. In quel caso la prospettiva di un aumento delle aliquote Iva determinò un aumento dei consumi che portò ad un miglioramento reale della situazione macroeconomica nel breve periodo.

In definitiva servirebbe coraggio – avercene! – in quanto queste manovre di natura fiscale dovrebbero essere combinate con altre politiche di natura economica che permetterebbero al nostro Paese di uscire dalle sabbie mobili in cui da troppi anni viviamo.

Ma questa è un’altra storia….

 

 





 

(8 agosto 2018)

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