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A proposito di circoncisi, danesi e oligarchi dementi

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di Daniele Santi #circoncisione twitter@gaiaitaliacom #Danimarca

 

 

L’ultima che viene da un’Europa sempre più sconsideratamente chiusa all’altro e che, preda di una perdita d’identità sconcertante che attribuisce al fenomeno migratorio, si rinchiude in ridicoli recinti xenofobi, arriva dalla Danimarca ed ha a che fare con una proposta di legge che vuole vietare (per legge, per l’appunto) la circoncisione maschile.

Da circonciso mi permetto di magnificare le virtù della pratica che, prima di tutto, permette in pochi secondi di avere un organo genitale perfettamente pulito in ogni situazione – il famoso colpo d’acqua e via, perché non è vero che “l’omo, pe’ esse omo, a ‘dda puzzà”. Soprattutto là.

La mia esperienza personale è che anche i rapporti sessuali, avendoli sperimentati “con” e “senza”, ne abbiano guadagnato, per non contare i numerosissimi specialisti della sessualità maschile che ne consigliano la pratica che scongiurerebbe la diffusione di malattie sessuali alle quali i non circoncisi parrebbero essere più vulnerabili. Le evidenze scientifiche sono poche e non del tutto complete così che non ci soffermeremo su questa questione. Ci piacerebbe invece sapere quale aspetto della società danese migliorerà il consentire o no (per Legge!), di circoncidere un pisello.

Sono state infatti raccolte le 50mila firme necessarie per imporre al Folketing, il Parlamento del regno, di votare sulla richiesta. Quasi che la circoncisione sia diventata una emergenza nazionale. Al pari che so, della disoccupazione o di cos’altro so io. Certo è che questo occuparsi del pisello altrui non denota soltanto razzismo ed ignoranza, ma anche una certa dose di pruderie e di cattiveria gratuita perché dalla Danimarca e dall’Austria parte anche un progetto che mirerebbe a deportare migranti e richiedenti asilo in un luogo sul suolo europeo, del quale non si conosce il nome, ma che viene descritto come un luogo particolarmente sgradevole e scomodo.

Verrebbero un sacco di battute sul possibile nome del luogo, ma stavolta sorvolerò per compassione.

Mi fa un po’ ridere questa storia: perché la sensazione che ho leggendo di tutto questo agitarsi sull’identità e sulla sua perdita – parlando di prepuzi – è quella di avere a che fare con gente, politici porca miseria, gente che ha in mano i destini di una nazione e di un’unione di 27 stati, che l’identità non sanno nemmeno cos’è.

Io che l’identità (e bella solida, chiedetelo a chi mi frequenta) ce l’ho sempre avuta non mi sono posto il problema quando, per cause mediche, ho dovuto rinunciare al prepuzio; sarà perché – forse sbagliando – la mia identità si è sempre basata su ciò che io sono e che mi sforzo di essere piuttosto che su di una cosa che si erge il tempo necessario per, salvo poi tornare, in posizione di riposo, ad essere una ridicola appendice che poggia su due globi e chi si muove di qua e di là.

Fare dell’essere o no circoncisi una questione d’identità europea mi sembra l’ennesima boiata partorita da un’oligarchia di dementi.

 

 




 

(13 giugno 2018)

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