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#Visioni di Mila Mercadante: Salvini o della Metamorfosi

di Mila Mercadante #Visioni twitter@mila56170236 #Salvini

 

 

“Napoli” è una di quelle parole chiave della comunicazione, in grado di attivare nel pubblico un’attenzione talmente malevola da congedare ogni senso critico, per cui tutto risulta credibile.”

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In pochi anni Matteo Salvini non solo ha risollevato le sorti della Lega ma ha anche preso in mano le redini del dibattito politico su alcune importantissime questioni: tasse, sostegno alle piccole e medie imprese, welfare, immigrazione, sovranità nazionale in chiave euroscettica. Non ha nessun merito speciale, come non ne ha la destra europea, in grande spolvero: ha solo approfittato di un vuoto lasciato lì a diventare voragine. La sinistra – fatte salve rarissime e inconsistenti eccezioni – ha tradito completamente il suo elettorato storico e si è votata anima e corpo al liberismo, assoggettandosi al moralismo finanziario, cieca e sorda di fronte alle evidenti disfunzioni.

L’opportunismo politico, l’intuito e l’ambizione di Salvini con molta probabilità renderanno la Lega di domani un partito in grado di raccogliere sempre maggiori consensi, purtroppo. Al momento la tendenza pare essere questa. Salvini (che personalmente ho sempre detestato perché rappresenta il peggio di una mentalità piccolo-borghese coi paraocchi, tutta votata alla strenua protezione dell’orto sotto casa) si è liberato della “visione padana” per cercare di nazionalizzare il partito e raggiungere tutte le regioni del paese (la chiusura di Radio Padania Libera e del quotidiano La Padania rientrano nell’operazione di restyling). Da poco tempo ha smesso di parlare di ruspe e ha abbandonato qualche slogan e Casa Pound, non ha smesso però in campagna elettorale di invocare la castrazione chimica per gli stupratori e di elogiare il possesso e l’uso delle armi per la difesa personale. Ha presentato le liste elettorali con un simbolo nuovo – “Lega per Salvini premier” – per un partito nuovo che è stato già registrato al Senato e col quale nella prossima legislatura creerà i gruppi parlamentari. Calderoli s’è dimesso dalla Lega Nord e sta col gruppo misto, pronto a rientrare nel partito salviniano. Tutto un lavoro che in vista delle elezioni non poteva bastare: per superare la soglia del 15% bisognava allearsi con Berlusconi e candidare alcuni nomi eccellenti.

Detto questo, l’anima della Lega secondo il mio modestissimo parere non è cambiata affatto. Sono cambiate rapidamente le sue posizioni sulla UE. La vena razzista e quella autorazzista (contro gli italiani meridionali) è stata alimentata fino al 2015, poi con la conversione e la metamorfosi è stata nascosta sotto una coltre di cenere. Tolta la cenere, la ritrovi. Da napoletana l’antimeridionalismo leghista mi brucerà finché vivrò non tanto per le esternazioni pittoresche – chi se ne importa! – quanto per ciò che FI e Lega fecero contro tutte le regioni del sud durante il loro governo, nel silenzio generale, perché l’antimeridionalismo è totalmente trasversale: è utile. Tra le altre cose il governo FI/Lega si servì dell’antimeridionalismo (evitare la meridionalizzazione dell’insegnamento, vi ricordate la Gelmini?) come scusa per cominciare ad attuare lo smantellamento del sistema scuola (oggi quasi completato dal PD), introducendo l’investimento privato nella scuola pubblica in modo da creare opportunità di lucro ai privati a scapito dell’istruzione. Che altro fece la Lega? Tolse enormi quantità di fondi al sud e quelli che utilizzò finirono pure nelle grinfie di Impregilo, un mangiasoldi da paura. Massimo Ponzellini – che fu numero uno di Impregilo – era il “banchiere” della Lega e fu Maroni a occuparsi dell’emergenza rifiuti in Campania dal 2008 al 2011, quindi un partito che si è sempre dichiarato nemico degli sprechi di denaro pubblico e in particolare degli sprechi al sud è stato attore protagonista in vicende riguardanti i fondi destinati al sud per lo sviluppo, sperperandoli malamente. Il fatto che Maroni e Salvini abbiano preso direzioni diverse non significa nulla. Faccio un esempio: è la Lega che parla di sostegno ai piccoli commercianti, no? Peccato che la stessa Lega abbia fatto del nord-est un concentrato di ipermercati. Una contraddizione perenne.

La Lega è un partito fortemente radicato nel sistema che dichiara di voler combattere, la sua natura è inequivocabilmente liberista e – come sottolinea qualche saggio – il fatto che la sinistra faccia cose di destra non significa che la destra, una volta al governo, possa fare davvero cose di sinistra. Una destra liberista non può essere sincera quando dichiara guerra all’euro, perché l’euro è strumento monetario ideale per compressione salariale e mobilità di capitali. Salvini vuole fortemente che l’Italia riconquisti la propria sovranità, mettendo la Costituzione al di sopra dei comandamenti di Bruxelles. Bene, ma che cosa significa, in pratica? Significa che L’Italia potrebbe rifiutare le recenti proposte di riforme fatte da Germania e Francia, per esempio, e significa che si potrebbe decidere come e perché utilizzare il denaro, oppure significa mettere in atto l’ideuzza dei minibot per fingere di respirare un po’ e acquisire un minimo di autonomia, ma questi sono piccoli escamotages che non serviranno certo a porre le basi per farla finita con la deflazione salariale e con le politiche economiche recessive tanto care al capitale e alle banche. Parlare di sovranità evita allo scaltro Salvini di parlare del vero problema, che sta a cuore a tutti i lavoratori italiani fregati dalla sinistra: la retribuzione salariale e la prosecuzione delle politiche pauperistiche. Soltanto una sinistra completamente nuova, in totale difformità dalla vecchia, potrebbe occupare il posto che è stato regalato a Salvini. Quando?





(25 febbraio 2018)

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