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#Visioni di Mila Mercadante: migranti e morte, smettetela con i vostri sguardi da sciacalli

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Ungheria Migranti Siriani7di Mila Mercadante   twitter@mila56170236

 

 

 

La stazione di Budapest ha un’aria terminale, come gli scogli di Ventimiglia, come le frontiere di Calais, di Melilla, come l’isola di Kos, come tutto il bacino del Mediterraneo e come la rotta dei Balcani. Tutto il movimento degli stranieri che cercano vie per entrare sa di fine corsa, perché più della metà dei richiedenti asilo verrà ricacciata indietro: una parte di essi morirà, un’altra si dissolverà nell’universo come non fosse mai venuta qui, come non esistesse. La signora Merkel che oggi apre le porte ai siriani è la stessa che in una diretta televisiva negò l’asilo a una sola ragazzina palestinese in lacrime. Allora tornò sui suoi passi per ragioni d’immagine e di marketing, e adesso accoglie – previa cernita, s’intende – per opportunismo politico: deve rimpolpare una popolazione che invecchia. La Merkel che oggi scopre il dramma dei migranti e s’indigna con i governanti che sollevano muri e reti metalliche è la stessa che per anni ha totalmente ignorato il problema insieme agli altri e che col consenso di tutti gli Stati membri volle sostituire Triton all’operazione Mare Nostrum, ignorando completamente ciò che intanto accadeva via terra, nei luoghi dove il traffico di esseri umani è da molto tempo gestito da organizzazioni criminali e mafiose. La Merkel che oggi si traveste da santa patrona del rifugiato siriano è la stessa che finora ha sventolato sotto al naso di italiani e greci il Trattato di Dublino, l’unico trattato europeo che sia mai stato rispettato dall’eurogruppo, anche molto oltre il limite del tollerabile. La Merkel che oggi deve dar conto a Obama che si lamenta del modo in cui vengono gestiti i flussi migratori è la stessa che si voltava dall’altra parte di fronte alle ripetute violazioni della Carta dei diritti fondamentali dell’uomo. Obama rappresenta il paese che ha causato non pochi disastri in Medio Oriente e in Africa, eppure non ritiene che gli USA debbano fare la loro parte.

 

 
In questo scenario la questione morale e l’etica non c’entrano niente, non esistono. Qui c’entrano solo l’incompetenza e l’impotenza. La tecnica di non muovere un dito dando l’impressione di agire non è meno efficace del nazismo ma è stata abusata senza follia e senza crudeltà, con l’attonita malinconia propria delle civiltà disfatte. Hanno deciso all’improvviso di mostrare il dramma attraverso i media con la stessa spudoratezza con cui prima fingevano di non vedere e di non capire. Per anni i morti per annegamento e per asfissia, le violenze, le sparatorie non rientravano nella categoria dell’emergenza e non suscitavano troppi scrupoli di coscienza perché l’Europa non traballava. I potenti, si sa, sono sensibili allo sbriciolamento del piedistallo. Quando hanno il vento in poppa sono insopportabili come una colica ma appena avvertono un sinistro scricchiolìo sotto i piedi gli cala addosso il terrore di perdere la postazione, così cominciano a mettere toppe, a cambiare faccia, declamano, bacchettano, s’accorgono repentinamente d’aver ereditato anche loro la tara della pulsione umanitaria. Per colpirci al cuore e alle viscere ci sbattono in faccia perfino le immagini del cadavere spiaggiato di un bimbetto. Senza pudore. Meglio non guardarle, quelle istantanee della realtà, meglio distogliersi per rispetto e per pietà. Il bimbo muore tante volte quanti sono gli occhi che lo fissano, e noi senza neppure saperlo finiamo con l’abituarci a certe oscenità.

 

 

L’ipocrisia si misura anche dall’uso che si fa di un morticino per colpire cuori e stomaci della gente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(3 settembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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