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Puidgemont: “Sarà Indipendenza”. Mariano Rajoy: “Qualsiasi mezzo per impedirla”

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Il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy (a sinistra) e il presidente della Generalitat Carles Puidgemont (a destra) – foto: https://cronicaglobal.elespanol.com

di Il Capo, twitter@gaiaitaliacom

 

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Puidgemont non fa passi indietro e dichiara che l’Indipendenza della Catalogna sarà proclamata e Mariano Rajoy lancia la sua minaccia di guerra civile: “La Spagna” – perché lui si sente la Spagna – “farà qualsiasi cosa per impedirla”. Qualsiasi cosa, nel linguaggio di Mariano Rajoy, significa qualsiasi cosa. Nessuna opzione esclusa. La foto che vedete in alto ritrae i due leader durante un incontro dell’aprile 2016 quando si evidenziarono, definitivamente, le profonde differenze tra i due e Carles Puidgemont disse con chiarezza che si stava tracciando la strada verso l’Indipendenza dello Stato Catalano. Le stesse dichiarazioni vennero fatte da Artur Mas tra il 2008 e 2009 negli stessi termini. Abbiamo pubblicato qui, qui, e anche qui, alcuni articoli su ciò che è successo tra Spagna e Catalogna. C’eravamo. Poi siete liberi di non crederci.

C’ha provato in tutti i modi a scongiurare la secessione, Mariano Rajoy. Tutti fuorché quelli che la Catalogna chiedeva: il rispetto degli accordi con Madrid. Perché la questione, nonostante gli esperti da social, i programmi e commentatori [sic] sportivi che si travestono da esperti di politica spagnola dell’ultima ora, le varie Littizzetto della domenica sera, coloro che la ascoltano e siccome parla di “unità” e la parola “unità” tocca il cuore della sinistra buonista che scivola verso i 5Stelle viene applaudita anche se non sta dicendo nulla che non sia comicità fine a se stessa su un tema che di comico non ha nulla, parte da lì: dagli accordi che Madrid, da vent’anni a questa parte, disattende puntualmente con la Catalogna. Quando non li disattende direttamente li fa annullare dai tribunali. Lo ha fatto Aznar. Lo ha fatto Zapatero. Ha continuato a farlo Mariano Rajoy che è la diretta emanazione di Francisco Franco, un ometto politico al servizio dei Torquemada della Conferenza Episcopale Spagnola omofobo, razzista, negazionista, incapace e, per queste e molte altre ragioni, pericoloso come la sua volontà di non governare in nome di tutta la Spagna: Catalunya inclósa [cit.].

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Sono uno che ha passato una buona parte della sua vita in Spagna, ed un bel pezzo di quella buona parte proprio in Catalogna. Che in quel paese ha fatto politica attiva e che conosce le dinamiche che animano i tesissimi rapporti tra Madrid e Barcellona. Nel 1988 le pulsioni indipendentiste erano esattamente le stesse di oggi. A quei tempi se non chiedevi il giornale in catalano all’edicola all’angolo non ti rispondevano nemmeno, cosa che oggi non succede più. Non è detto che fosse un buon atteggiamento e non è detto che l’Indipendenza sia la soluzione. Ma la Catalogna è indipendentista dai tempi del franchismo, non da quando il programma “Tutti convocati” di una radio nazionale dove tutti i conduttori si sentono bravi, capaci, intelligenti ed esperti, si è accorto che Barcellona è il simbolo della Catalogna e che il club catalano era ed è l’avanguardia della rivendicazione politica contro Madrid. Le richieste catalane partono proprio da quel 1978 in cui la Spagna dai fascisti di Franco venne consegnata ai fascisti borbonici travestiti da monarchia regnante e democratica che ebbero la fortuna (i borbonici) di incappare in un grand’uomo come Juan Carlos che, da vero monarca, da vero padre della Spagna, riuscì a tenere insieme nello stesso paese gli Spagnoli monarchici e i Catalani e Baschi repubblicani. Con re Felipe gli andrà molto peggio, agli amici spagnoli. Il suo discorso dei giorni scorsi è stato sprezzante, nella sua inutilità, verso le istanze dei Catalani. Le rivendicazioni catalane non cominciano quando i webeti hanno scoperto che potevano spettegolare sui social rendendo pubbliche le loro inutili ruminazioni anziché andarle a gridare in un bar o in una riunione casalinga dove si vendono pentolini o contenitori per alimenti. Iniziano anche da prima che Franco li pestasse, vessasse, imprigionasse, li costringesse a parlare Castigliano e a cancellare la loro lingua e la loro cultura, cosa che I catalani si sono sempre rifiutati di fare, nascondendo i loro libri, le loro scuole, nei sotterranei delle loro città e nelle cantine. Si chiama orgoglio e c’è sempre da imparare da chi ce l’ha ed è disposto a sfidare il potere pur di non rinunciarvi.

Gli allarmi lanciati dai giornali contro l’Indipendenza catalana – sono sicuri i direttori dei giornali italiani che la loro opinione sia assolutamente necessaria? – e sul rischio di crac economico della regione fanno ridere come le previsioni sul disastro economico del Regno Unito post-Brexit che gli inglesi son ben lungi dal vedere. Per capire lo spagnolo bisogna conoscere lo spagnolo, e soprattutto gli spagnoli; non basta leggere El País perché tanto lo spagnolo (vogliono dire il castigliano, ma perché sottilizzare) si capisce bene.

Dunque prepariamoci allo scontro finale e godiamoci la brutalità del primo ministro Rajoy che farà “qualsiasi cosa per impedire l’Indipendenza”: del resto certi buoni cristiani sono specializzati nel creare martiri da venerare post mortem, è con i vivi che hanno qualche problema in più soprattutto quando i vivi pensano con la loro testa. Poi si può continuare a decidere dall’alto della nostra capacità di analisi, giudizio e di amore per la libertà, uniti ad una profonda conoscenza di ogni evento, la giustezza delle ragioni per le quali, secondo noi, un popolo non può rivendicare la propria indipendenza e discriminare su chi ha il diritto di autodeterminarsi e chi no. Perché sull’altare della nostra ignoranza possiamo sacrificare qualsiasi cosa: soprattutto quando le cose non ci riguardano da vicino. Nel frattempo staremo a vedere se i partiti spagnoli, in questo caso il PSOE, farà l’unica cosa possibile per evitare il disastro: togliere la fiducia al governo Rajoy e farlo cadere. Dubitiamo che il pavido segretario dei Socialisti spagnoli abbia coraggio sufficiente.

Se poi il giudizio sulle ragioni dell’indipendenza hanno a che fare con la presunta “faccia da fesso” (citiamo ancora Luciana Littizzetto a “Che tempo che fa” dell’8 ottobre) del leader Puidgemont, allora vuol dire che siamo una civiltà fottuta che ha perso il senno ed il senso del ridicolo, e meritiamo di essere colonizzati e stuprati da umanoidi che ci annientino. Con rispetto per gli umanoidi che dimostreranno, nel caso specifico, così tanto cattivo gusto. Aspettiamo al riguardo le battute di Littizzetto ed i commenti su Twitter.

 




 

(10 ottobre 2017)

©gaiaitalia.com 2017 – diritti riservati, riproduzione vietata

 




 

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