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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: Vi aspettiamo tutti tra le macerie d’Italia

di Vittorio Lussana  twitter@vittoriolussana

 

 

 

 

Vorremmo cercare di riportare un po’ di calma, in questo difficile momento, all’interno del Partito democratico. E provare a ragionare seriamente rispetto a quanto accaduto, in questi ultimi anni, sotto il profilo dei flussi elettorali. Dopo il ‘triplo pareggio’ del 2013, abbiamo tutti pensato che fosse necessario ‘sgonfiare’ il Movimento 5 Stelle, per riuscire a garantire maggior stabilità democratica al nostro sistema politico. Ciò era vero solo in parte: quando il centrodestra torna unito, il M5S non arriva nemmeno terzo e, addirittura, nelle consultazioni amministrative, alle comunali in particolare, non giunge quasi mai al ballottaggio. Dunque, ci è venuto il sospetto che, in realtà, il ‘pallino’ della contesa elettorale italiana sia sempre rimasto nelle mani di Silvio Berlusconi. Il quale, sapendo benissimo di dover affrontare una serie di vicissitudini giudiziare e “odiando perdere”, ha sempre cercato di bloccare ogni affermazione democratica, cedendo consapevolmente – sottolineiamo questo avverbio – una parte dei propri voti a Beppe Grillo. Dopo la rielezione di Giorgio Napolitano per un secondo mandato alla presidenza della Repubblica, Berlusconi sembrava aver perduto ogni possibilità di influire sulle nostre vicende politiche. In realtà, egli si era semplicemente ‘autocollocato’ in una posizione di ‘resistenza’, in attesa di superare una fase, politica e giudiziaria, a lui non favorevole. Ora che tutto è alle spalle, eccolo dunque ripresentarsi all’orizzonte. Se tale ipotesi, che ho personalmente soprannominato della ‘nebulosa terrapiattista’, fosse vera, basterebbe tornare alla normale sfida tra centrodestra e centrosinistra per riuscire a ‘sgonfiare’, almeno della metà, il patrimonio elettorale dei ‘pentastellati’. In questo modo, almeno uno dei soggetti ‘populisti’ che attualmente popolano il palcosenico della politica, ce lo saremo tolti dalle ‘scatole’. Proviamo, tuttavia, anche a ipotizzare uno scenario diverso: quello di mettersi l’anima in pace e di trasformare, temporaneamente, il Partito democratico in una robusta minoranza ‘centrista’, che svolga un ruolo simile a quello del Partito liberale inglese, il quale si allea ora con i conservatori, ora con i laburisti, a seconda della fine accertata di un ciclo di governo. Ebbene, questo tipo di ‘schema’ qui da noi non funzionerebbe, poiché abbiamo a che fare con forze politiche ottuse, ostili ai cambiamenti, ancora troppo ‘tardo-ideologiche’: né il centrodestra potrebbe accogliere il supporto del Pd, in quanto dominato da un leader aziendalista e ‘padronale’ inamovibile; né il Movimento 5 Stelle accetterebbe mai un accordo qualsiasi teso a favorire la nascita di un esecutivo condizionato, in parlamento, dai voti dei ‘democrat’. Tale ragionamento comprova, casomai fosse necessario, come Forza Italia e il movimento ‘grillino’ siano due ‘forzature’, figlie della profonda immaturità democratica del popolo italiano: la prima, poiché restia a organizzare delle elezioni primarie di coalizione per scegliersi un nuovo leader, rimanendo sostanzialmente ‘prigioniera’ di Silvio Berlusconi anche in forme ‘cartonate’ o dissimulate; il secondo, in quanto formazione fortemente ‘settaria’, arroccata su se stessa per definizione ideologica. L’unica soluzione, per il Partito democratico, rimane quella di tentare una battaglia su due fronti, proponendo un programma convincente, ma sottolineando, altresì, gli evidenti limiti di arretratezza delle altre forze concorrenti e dei loro schieramenti di coalizione presi nel loro complesso. La Lega Nord e Fratelli d’Italia, innanzitutto, sono due formazioni attestate su posizioni che potremmo definire ‘lepeniste’, in grado di condizionare pesantemente Forza Italia attorno a metodi e idee che, se praticate, risulterebbero a dir poco disastrose, riproponendo lo schema di un’Unione europea costretta a ‘scendere in campo’ per sanzionare l’Italia a causa di scelte e provvedimenti scarsamente paritetici, troppo ancorati a un passato classista e discriminatorio. Il Movimento 5 Stelle, per parte sua, ancora oggi non possiede una classe dirigente credibile, come apparso con piena evidenza nel caso di Roma, in cui la sindaca, Virginia Raggi, dopo più di un anno ancora non riesce a emergere da una lunga serie di ritardi e incompetenze. Da tutto ciò ne discende, a dire il vero, che la forza politica ‘messa peggio’, in verità, sia proprio il Movimento 5 Stelle, il quale è destinato, nel caso di una ‘revanche’ del centrodestra alle elezioni politiche del 2018, alla marginalità politica, mentre nell’ipotesi di una sua vittoria, finirebbe col diventare vittima di se stesso, della propria irresponsabilità e inadeguatezza, poiché incapace di ‘produrre discorso’ e un nuovo ‘sistema di segni’ in grado di selezionare, secondo una metodologia credibile, il proprio personale di governo. Infine, lo schieramento di centrodestra risulta ‘zavorrato’ da un leader ‘ottantunenne’, incandidabile sino al 2019 e già condannato in via definitiva per evasione fiscale, incapace di favorire, nel proprio seno, la nascita di un Partito conservatore moderato, in grado di rappresentare, in Italia, il Partito popolare europeo. Insomma, anche se il ragionamento a Beppe Grillo non piace molto, nel 2018 gli italiani si ritroveranno obbligati a scegliere il Partito ‘meno peggiore’. E cioè, il Pd. Anche semplicemente per evitare disavventure e comprendere, finalmente, come funziona e con quale tipo di razionalità dev’essere gestita una moderna democrazia dell’alternanza. In ogni caso, per esperienza sappiamo bene come gli italiani, fino a quando non sbattono il ‘muso’, non capiscano nulla di tutto ciò che vada al di là del proprio ‘naso’. Dunque, non siamo affatto ottimisti sugli eventi elettorali previsti per l’anno prossimo. Ma allorquando la ‘fiera delle castornerie’ sarà terminata e vedremo crollare questi due patetici ‘pigmei giganti’, il centrodestra e il Movimento 5 Stelle, finalmente potremo andare vittoriosi alla ventura fra le macerie d’Italia, dando alle nostre parole potenza di azione. Non ci resta che attendere, sin da oggi, il popolo italiano sulla soglia di quel preciso momento storico.

 

 

(29 giugno 2017)





 

 

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