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HomeBIENNALE 2017Biennale d'Arte 2017, "Arsenale e dintorni"

Biennale d’Arte 2017, “Arsenale e dintorni”

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di Emilio Campanella

 

 

 

 

Dopo l’affollata, densa esposizione principale curata da Christine Macel consiglio una pausa, prima di prendere la scala mobile che porta al primo piano delle Sale d’Armi e ricominciare il giro del mondo in poche centinaia di metri.

Si incontra ad esempio l’accurato padiglione del Perù con tende di stoffa dal disegno che fa pensare alle mura di Macchu Picchu. In una vetrina molti bei vasi a staffa, nella più coerente tradizione, ma reinventati fantasiosamente e con molto spirito da Juan Javier Salazar in questo lavoro dal doppio titolo: Land of tomorrow e La 1a Vez no pudieron llevarse las Piedras. Nella grande sala accanto, il padiglione di Singapore in cui Zai Kuning presenta Dapunta Hyang: Trasmission of Knowledge. Sullo sfondo delle alte finestre che danno sul bacino grande, lo scheletro della chiglia di una grande nave, realizzato in fibre intrecciate, di grande suggestione. Al piano sottostante, il padiglione argentino dove Claudia Fontes ha ambientato il suo: The horse problem. Una grande installazione di notevole impatto, ma forse, un po’ facile. Di altro segno, il lavoro proposto da Vajiko Chachkhiani: Living dog among dead lions, (vedi foto) per il padiglione della Georgia. Una bella, vecchia casa illuminata, apparentemente abitata, arredata, ma senza nessuno e dentro la quale piove a dirotto, con un effetto spiazzante. Ho subito pensato a Lo specchio di Tarkovskiy. Sembra la stessa ispirazione interiore, c’è un pensiero profondo e malinconico sul passato, sul ricordo, sulle storie famigliari, anche se nessuna persona compare. Una sola finestra è aperta, si può scostare una tendina e guardare all’interno. In Macedonia, il provocatorio Red Carnival di Tome Adzievski (foto). Tremble tremble, è presentato dal padiglione irlandese: un video teatrale di grandissima forza di Jesse Jones. L’interprete sconvolgente è Olwen Fouéré che incarna una strega madre protettiva e violenta antica ed attualissima. Nel padiglione neozelandese, l’opera di Lisa Reihana: Emissaries, che rivisita dipinti storici intorno alla vita dei nativi, ai viaggi dei navigatori come James Cook ed altri dell’epoca, alla scoperta di nuovi paradisi poi ben presto rovinati. L’installazione consta di un video della durata di 64′ su uno schermo di circa dieci metri, e dal titolo: In pursuit of Venus (infected), 2015-2017.

Di fronte, all’Arsenale Nord, Tesa 100, il notevole padiglione del Libano, s’intitola SamaS, Soleil noir soleil (foto), l’autore è Zad Moultaka che ha creato un ambiente sonoro e luministico di grande intensità, una sorta di son et lumières astratto ed emozionante, tanto per la notevole qualità musicale, come per la capacità della creazione di uno spazio anche teatrale di notevole effetto. Poco lontano, Hyperpavillon, un bel percorso di varia ispirazione che gioca bene in un luogo di altissima suggestione. Ritornando in Campo della Tana, davanti all’ingresso delle Corderie, Song for Disaster Relief, interessante e provocatorio percorso di Samson Young per Hong Kong in Venice. Accanto, il Macao Museum of Art presenta il bel lavoro bamboleggiante quanto molto inquietante di Wong Cheng Pou, intitolato A bonsai of my dream.

 

 

 

(26 maggio 2017)




 

 

 

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