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Cosa importa se ne sai più di me, tu non mi dici quello che “Io” voglio sentire…

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Abbiamo postato per sbaglio uno dei nostri articoli in un gruppo Facebook che millanta la sua appartenenza alla memoria partigiana, quella che ha liberato l’Italia dai nazifascisti, e subito, amaramente, ce ne siamo pentiti. Non produciamo informazione perché le persone siano d’accordo con noi, il nostro editore non ha mai censurato un articolo e i collaboratori sono liberi di scrivere proprio ciò che vogliono, fermo restando il rispetto verso tutti, che non implica né la mancanza d’ironia né la critica. Ma nemmeno ci piace essere insultati gratis, qualcuno lo abbiamo recentemente denunciato, di quelli che hanno preso la bella abitudine di dirtene di tutti i colori tanto sono “protetti” da una tastiera, uno schermo e chilometri di distanza.

E’ questo un momento storico nel quale tutti reclamano rispetto e libertà per le loro idee, ma sono prontissimi nel censurare le idee degli altri e scagliarsi a suon di insulti, anche pesanti, coloro che non la pensano nello stesso modo. L’appartenenza a gruppi sui social network e la struttura stessa del social che porta gli utenti ad essere messi in contatto con persone con i loro stessi gusti (a meri scopi pubblicitari, non per beneficenza, perché quando un prodotto è gratis significa che il prodotto sei tu) ha devastato la capacità di sopportare le critiche, farne tesoro, utilizzarle, farle nostre, metabolizzarle ed utilizzarle per migliorarci. Il miglioramento personale? Cos’è? Perché devono perdere tempo a migliorarmi quando il web mi offre tutte le informazioni che cerco ma, soprattutto, esattamente quelle che voglio leggere, esattamente ciò che voglio sapere proprio nel modo in cui voglio saperlo? Non importa quanto ciò che leggo sia vero. Ciò che importa che corrisponda alla mia idea. Si tratti di scie chimiche, dell’olocausto che non esiste o della nuova maniera di perdere la verginità cadendo su di un manico di scopa. O una scarpa rovesciata col tacco all’insù.

A tutto ciò che non corrisponde all’idea che IO mi sono fatto del mondo ecco pronta la reazione: generalmente scomposta, a base di insulti, di post sgrammaticati, senza accenti, senza apostrofo, senza le “h” dove vanno messe, con i verbi trattati come stracci e i gerundi al post dei condizionali. Alla richiesta di chiarimenti sulle fonti delle informazioni che citano, i poveracci da social rispondono confusamente e generalmente citano a vanvera cose viste qua e là senza essersi compiutamente soffermati sulle fonti, sugli autori, sulle veridicità. Ma tutto questo poco importa, sapendo io già esattamente ciò che devo sapere, non mi soffermo a considerare il fatto che tu puoi saperne più di me, perché considero che l’informazione che mi porti NON è quella che io cerco. Alla faccia di chi parlava dei social network come di moderne agorà dove sarebbe stato possibile sviluppare un sano dibattito ed approfondire.

Un raccontino da nulla per dire che gridare le nostre opinioni che durano quanto un battito di ciglia, considerando che non siamo mai gli stessi, cambiando tutti i giorni profondamente, spesso senza volercene accorgere, oltre ad essere inutile è controproducente soprattutto nel caso le si gridi da un social nel quale ci sentiamo sovrani salvo poi tornare nel nostro squallore intellettuale quando il computer siamo costretti a spegnerlo.

Ecco perché da quel gruppo ci siamo tolti, lo abbiamo bloccato e segnalato; un piccolo contributo alla lotta contro la barbarie da social che deve essere in qualche modo sconfitta.

 

 

 

(9 maggio 2017)



 

 

 

 

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