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Chi vive Speranza morì non si può dire

di Il Capo

 

 

 

 

 

Sondaggi attribuiscono alla nuova formazione politica Mdp, che nonostante la sigla non ha niente a che vedere con il Monte dei Paschi, uno straordinario 2,6%; nella politica che conterebee [sic] il M5S pare essere il primo partito, con il PD che sta lì ad un passo. Dev’essere per effetto di quel 2,6% che il buon Roberto Speranza, uomo di sinistra della vera sinistra, con congruo stipendio mensile – altro che 1300 euro al mese (che come dice Briatore rendono difficile vivere) – è uscito allo scoperto con i suoi strali anti-Renzi accusando l’ex premier di ogni possibile nefandezza politica. Tra le più pericolose il rallentare l’azione del governo, le fandonie, cose così gravi da portare Mdp a minacciare di non votare la fiducia al governo. Si noti che erano proprio loro, quelli di Mdp del 2,6% nei sondaggi – alle elezioni probabilmente anche meno – coloro che gridavano ai quattro punti cardinali, anziché tutti sentissero, che loro mai e poi mai avrebbero fatto cadere il governo Gentiloni. In attesa del 30 aprile, giorno della verità in casa PD ed anche altrove, l’ometto (in senso politico) che si prende la briga di dire incongruenze per conto dei suoi mandanti Bersani e D’Alema, non ha altre frecce al suo arco che le minacce. E ci crede così tanto da avere il coraggio di prendersi lo spazio che ritiene di meritare sui grandi giornali nazionali, gli stessi che dopo avere voltato le spalle a Renzi, pretendono di pilotare la politica dove credono loro. Chi vive Speranza, morì non si può dire: del resto l’ex capogruppo del PD alla Camera non può certo dire che con le percentualine attribuitegli dai sondaggi il suo partitino non entrerebbe in parlamento. Non può dire che dovrebbero adottare le strategie vendoliane fatte di alleanze pre-elettorali per portare più deputati in parlamento che vengono rotte subito dopo in inutili gruppuscoli più o meno indipendenti.

Del resto una Speranza c’è: candidare tra le fila Mdp il buon Gianni Cuperlo, uomo capace di muovere le masse e di spostare su di sé milioni e milioni di voti… come le primarie PD del 2013 stanno lì a dimostrare.

 




 

(16 aprile 2017)

 

 

 

 

 

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