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Il governo approva il decreto Schillaci sulle liste d’attesa (attivo dal 2025) ma non ci mette un soldo

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di Daniele Santi

Decreto d’urgenza per una misura che entrerà in vigore nel 2025 a dio piacendo e che non prevede nessuna copertura economica che per far fronte agli obbiettivi che il decreto prevede. Nel frattempo danno la colpa a Rosy Bindi. Parliamo della triste storia delle liste d’attesa, quel castello di cazzate costruite tra scuse e sofferenze altrui, sul quale la distruzione della sanità delle destre gioca le sue carte. L’autonomia differenziata è la più pesante.

Il decreto Schillaci, perché più le norme sono vuote più le votano per decreto (e non da oggi), è praticamente a costo zero per il governo: non per bontà d’animo, ma perché ‘n ‘cianno ‘na piotta. E siccome non ci sono le coperture è facile prevedere che l’applicazione, prevista dal 2025, non ci sarà mai. Nel frattempo il ministro alla Salute Orazio Schillaci lo ha presentato, i suoi sodali di governo lo hanno approvato il 4 giugno (dalle pagine di Repubblica il testo del ddl) dicendo di  aspettarsi “da subito un cambio di passo”. Come se fosse l’unico ad aspettarsi che il Governo delle promesse non mantenute, passi dalla propaganda alla realtà. ma è speranza vana.

I sette articoli del testo contengono anche norme sul controllo dell’andamento delle liste d’attesa a livello centrale, sui Cup regionali, sulla possibilità del lavoro notturno e festivo dei medici, sull’obbligo della Asl di acquistare intramoenia e attività privata convenzionata nei settori dove le attese sono lunghe, citiamo ancora Repubblica, più altre facezie di poca o nessunissima importanza al fine dell’attuazione del decreto come la richiesta di copertura finanziarie che, repetita juvant, non ci sono. Nella lista dei non ci sono sono compresi anche 250 milioni di euro per ridurre le tasse al 15% per i camici bianchi che fanno intramoenia finalizzata a ridurre le liste di attesa. La misura, vuota di coperture finanziarie, cade a quattro giorni dal voto. bElly Schlein ci va giù pesante: “Sono felice” dice “che ancora prima del voto dell’8 e del 9 giugno, la nostra campagna sulla sanità pubblica abbia già ottenuto un primo risultato, costringere il governo di Giorgia Meloni ad ammettere che avevamo ragione noi e cioè che non ci sono risorse sufficienti per abbattere le liste di attesa”. Rock’n’roll.

Nel frattempo il 5 giugno Meloni continuerà la sua propaganda sui migranti recandosi in Albania a visitare l’ennesima scatola vuota contro i migranti che costa circa un miliardo (che è più o meno la cifra che servirebbe per abbattere le liste d’attesa e che il decreto non prevede) e che, secondo notizie di stampa, includerebbe anche il noleggio per tre mesi (250milioni di euro, guarda come tornano le cifre) di una nave privata per lo spostamento dei migranti di qua e di là per il Mediterraneo, che non c’hanno navigato abbastanza e bisogna fargli riprovare il brivido.

Interessante, dopo la digressione sugli impegni della Presidente del Consiglio che sente “invasa” la sua vita privata e poi si vede in televisione mentre abbraccia la figlia, il resoconto di ciò che Schillaci ha spiegato del suo decreto e che riprendiamo ancora una volta dal sito di Repubblica.

“All’articolo 1 istituiamo una piattaforma nazionale presso Agenas, che avrà i dati di ogni Regione e potrà intervenire se ci sono problemi. Al 2 rinforziamo l’organismo di controllo sull’assistenza sanitaria del ministero, che verificherà cosa succede nella gestione delle liste”. Il 3 è l’articolo più ricco. Intanto “implementa il sistema di prenotazione, chiedendo la creazione di Cup regionali e infraregionali dove bisogna tenere conto anche delle agende del privato. Dovrà esserci trasparenza e un sistema di chiamata per disdire le prestazione entro due giorni prima dell’appuntamento. Sono vietate le liste chiuse, non prenotabili”. Si tratta di cose praticamente già presenti ovunque. “Il punto cruciale – prosegue Schillaci – è il sistema per garantire al cittadino l’erogazione di prestazioni sanitarie mediante ricorso a intramoenia e privati accreditati quando non vengono rispettati i tempi di attesa”. Questa in effetti è la norma più forte ma Schillaci non ha spiegato come si finanzierà il lavoro extra, o meglio ha detto che nel 2021 e 2023 il governo, prima di centrosinistra e poi di destra, ha stanziato 500 milioni di euro l’anno. Quei soldi non sarebbero stati tutti spesi e quindi bisognerebbe usarli per comprare prestazioni. Ma visto il numero delle persone che non trovano gli esami e le visite nei tempi previsti ci vorrebbe almeno un miliardo solo per mettere in pratica quella misura. Non si parla di soldi nemmeno per quanto previsto all’articolo 4 e cioè che si possano attivare visite anche il sabato e la domenica. 
“L’articolo 5 – dice Schillaci – porta al superamento del tetto di spesa per assunzione del personale sanitario. Ora lo alziamo dal 10 al 15% del fondo sanitario per le regioni che lo chiedono, dal 2025 lo togliamo”. Anche qui non è chiaro come si finanzierà la possibilità di fare più assunzioni. L’articolo 6 prevede misure per potenziare l’offerta sanitaria dei dipartimenti di salute mentale (con 60 milioni) e prosegue un programma di finanziamenti per 7 regioni di centro sud. “L’articolo 7 introduce l’abbassamento al 15% della tassazione per chi abbatte le attese”. Poi c’è il disegno di legge, dove ci sono misure che verranno discusse in Parlamento più avanti, come quella che alza ancora il tetto di spesa per il privato convenzionato”.

Ecco la cronaca commentata di un’altra giornata-capolavoro, l’ennesima indimenticabile avventura tra i disagi degli Italiani, che le destre a guida Meloni sempre più destre e sempre meno Governo hanno regalato al paese dimenticandosi, come hanno fatto prima del settembre 2022, di rendere noti anche i conti, tanto a suon di “vaffanculo… che cazzo volete” [cit. Angelucci] e di giornalisti-paggi si trova sempre una pezza. Una scusa. Una panzana. Una maniera per arrivare vivi alla morte del governo, per cause naturali o per suicidio. Insomma, ci siamo capiti.

 

 

(5 giugno 2024)

©gaiaitalia.com 2024 – diritti riservati, riproduzione vietata

 




 

 

 

 

 

 

 

 



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