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Rai Tre e l’inascoltabile soliloquio di Luigi Di Maio a Politics

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luigi-di-maio-m5s-12-politicsdi Il Capo

 

 

 

 

 

L’apparizione, come di un triste presagio, del premier in pectore del M5S si è svolta tra le inevitabili sparate dell’inappuntabile signorino della politica italiana, il signorino per bene che sputa veleno ad ognifrase e che con singolare spudoratezza, gli riesce meglio che a Berlusconi, nega tutto quello che ha detto fino al momento in cui per puro opportunismo ed indegnità politica, decide – o gli ordinano – di dire qualcos’altro. Nell’agone di “Politics”, senza contraddittorio, ne dice di tutti i colori, sbufaleggia e parla della riforma della Costituzione inventandosi di sana pianta cose che non ci sono in quella riforma, tanto nessuno può dirgli che sta mentendo, non c’è contraddittorio. Si tradisce spesso, l’ex webmaster, perché ha il controllo delle parole ma non delle emozioni, ed ogni volta che è in imbarazzo storna lo sguardo verso il basso mentre quando si sente vincitore (vedi foto), lo sguardo ed il mento volitivo alla yankee furioso assumono un’espressione di sfida nei confronti dell’interlocutore.  Ha l’espressione dell’adesso ti sistemo, il buon Di Maio, perché deve far colpo sul suo elettorato di gomblottisti che vivono perennemente in trincea dopo che la tecnologia ha dato loro modo di sfogare il loro odio sugli avversari-nemici, cosa che prima potevano fare soltanto nel bar che frequentavano. Ha l’espressione del professorino che sa che può fare colpo sugli alunni-imboniti ai quali non dice le cose come stanno, ma come le pensa lui e sa che questi berranno il suo veleno come fosse nettare. Non dice nulla, in fondo Di Maio, e lo dice anche male.

Sono devastati i poveri 5Stelle perché il castello di carte gli sta franando addosso – non importa quanto e cosa vincerannno, sia chiaro, perché anche il fallimento politico prima di essere visibile ha i suoi tempi da maturare –  ed il conduttore di “Politics” è corretto e gli fa le domande che deve fargli. Riesce, Di Maio, a dire che il M5S è sempre uscito dalle difficoltà vincitore, ma la realtà lo sbugiarda, perché il M5S ha combinato disastri ovunque sia risultato vincitore. Dice, Di Maio, che sul suo ruolo di premier deciderà “La Rete”, cioè i diecimila che votano i ridicoli quesiti del blog del Grillo. Del resto il movimento del non-statuto, della non-sede, della non-politica, del non-direttorio allargato, quel branco di impresentabili dominati da un grillo, dal nipote di un grillo e da un commercialista più una ditta che chiude in passivo, è anche il movimento della non-realtà.

Il dramma è che ci sia un 30% di persone che della non-realtà fanno espressione politica. E a questi poco importa se Di Maio paragona Renzi a Pinochet (fosse stato sotto il regime di Pinochet col cxxxo che andava in tivù ad offenderlo, il signorino ben vestito) e dice che Pinochet era il dittatore del Venezuela (quando lo è stato del Cile). Il M5S vive di ignoranza e di ignoranti.

 

Poi Gianluca Semprini fa il suo mestiere, e presenta i 5Stelle visti da un altro punto di vista.

 

 

 

 

(14 settembre 2016)

 

 

 

 

 

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