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L’Ufficio Centrale per il Referendum “ha dichiarato conforme all’art. 138 Cost. e alla Legge n. 352 del 1970 la richiesta di referendum depositata il 14 luglio 2016 alle ore 18.45 sul testo di legge costituzionale avente ad oggetto il seguente quesito referendario: Approvate il
testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”, così la Corte di Cassazione ha formalmente dato il via libera al referendum costituzionale sulla riforma Boschi. Da oggi il governo ha quindi sessanta giorni di tempo per decidere la data dalla consultazione referendaria: le date potrebbero essere quella del 20 o del 27 novembre. Altra ipotesi il 13 novembre. Staremo a vedere.
Nonostante le illazioni delle opposizioni l’Alta Corte ha quindi validato le oltre cinquecentomila firme depositate per richiedere la consultazione sulla riforma. Il M5S ha cominciato la sua propaganda anti-Renzi chiedendo al premiere di indicare presto la data del voto, smettendola “di prendere in giro gli Italiani”. Anche Sel (non era Sinistra Italiana?), attraverso il capogruppo Arturo Scotto, esprime la sua curiosità “di sapere quando si farà” il referendum. Curiosità che è comune a tutti gli Italiani e che non ci sembra avere valore aggiunto politico.
(8 agosto 2016)
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