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L’ONU vuole debellare l’AIDS per il 2030, c’è un “ma”…

HIV 12di Paolo M. Minciotti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra gli obiettivi delle Nazioni Unite, all’interno del programma di sviluppo sostenibile, c’è quello di debellare l’AIDS entro il 2030. Pare che molti politici siano estremamente ottimisti sul raggiungimento di quel particolare obiettivo, tra i primo ottimisti Barack Obama, noi non siamo invece di quell’avviso. Il nostro pessimismo si basa sul vivere nella realtà quotidiana, a contatto con molte persone, troppe delle quali confessano con grande tranquillità di avere smesso di prendere precauzioni riguardo alla prevenzione dell’HIV. Non usano il profilattico, nemmeno nei rapporti occasionali, nemmeno se in sono in coppia hanno una o più relazione al di fuori della coppia. Non si preoccupano del loro stato sierologico né di quello del partner. Cosa è successo? E’ successo che da tempo, da troppo tempo, senza che molto a proposito sia stato detto, che è passato il messaggio sbagliato che di AIDS non si muore più quindi avendo la malattia persa l’aurea di mortalità dei decenni scorsi, anche l’attenzione è calata. A livello generale.

 

Poi ci sono i numeri (1milione e 500mila persone morte per sindromi correlate all’infezione da HIV ogni anno), circa 2 milioni di persone che si ammalano ogni anno (circa il 60% sono ragazze o giovani donne), 38 milioni di portatori del virus HIV dei quali 17 milioni assumono farmaci che ne impediscono la trasmissione. Nei paesi in via di sviluppo poi la situazione non è per niente rosea: il virus sta diventando resistente ai farmaci finora utilizzati, sostituirli è troppo costoso. I fondi donati dal mondo per la lotta all’AIDS sono in calo (1miliardo e 100milioni di dollari in meno dal 2014 al 2015) e la ricerca arranca, nonostante i proclami. Nonostante gli sforzi infatti, negli ultimi trent’anni non è stato possibile trovare un faramco realmente efficace atto a vaccinare contro la malattia e solo l’assunzione regolare di farmaci retrovirali permette di tenerla sotto controllo: che non vuol dire esserne guariti. La prevenzione rimane, una volta di più, l’unica arma efficace.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1 agosto 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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