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Ci sono imprese & Imprese, di Lorenza Morello: CIG, un problema aperto

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Lorenza Morello 10di Lorenza Morello    twitter@Lorenza_Morello

 

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Lo scorso gennaio le ore di cassa integrazione in Toscana hanno subito un incremento pari al 140% rispetto al mese precedente (compresa CIG ordinaria, straordinaria e in deroga). Sono dati che arrivano dalle analisi di Uil Toscana, che informa sul numero di ore complessivo: 4.029.189, in crescita del 28,2% in confronto a gennaio 2015.

 

Per quanto riguarda la richiesta di ore di cassa integrazione nei diversi comparti, lo studio segnala un +19,3% per l’industria, -33,8% per l’edilizia, +221,7% per il settore dell’artigianato, +255,6% nel commercio, +343,6% per altri settori. Grosseto e Livorno sono le Province caratterizzate dal maggior numero di crisi di impresa.

 

Questi dati dimostrano che ci sono alcune zone del paese che non riescono a uscire dalla crisi. Basta guardare i numeri di province come Grosseto e Livorno, ma non solo: è conclamata la mancanza cronica di una politica industriale a livello nazionale.

 

Cesare Damiano, Presidente della Commissione lavoro alla Camera ha dichiarato che a partire dal 2017 la cassa integrazione in deroga e l’indennita’ di mobilita’ saranno cancellate e sostituite dai nuovi ammortizzatori sociali. Le riforme del mercato del lavoro, a partire dal 2012, hanno diminuito la durata degli ammortizzatori sociali e ristretto i criteri di accesso per la concessione  della cassa integrazione e della mobilita’.

 

L’effetto di queste scelte non e’ lineare in quanto se, da un lato, si sono allargate di recente le tutele a lavoratori precedentemente non coinvolti, dall’altro la minore durata complessiva degli ammortizzatori espone maggiormente coloro che subiscono, con la disoccupazione, le conseguenze della crisi attuale.

 

Mancano risorse sufficienti per finanziare la cassa in deroga, oltre alle solite lungaggini burocratiche per autorizzare la casa ordinaria e straordinaria. Si dovrebbe pensare a rafforzare il sistema di protezione sociale attraverso gli ammortizzatori sociali. Di fronte ad una probabile nuova ondata di licenziamenti dovuta al perdurare delle difficolta’ economiche, ai nuovi processi di ristrutturazione ed al fatto che sono finiti per molti lavoratori i periodi di copertura degli ammortizzatori sociali, occorrerebbe prevedere un prolungamento provvisorio delle tutele, almeno per la durata della crisi.

 

Sommando questo prolungamento all’introduzione di un criterio di flessibilita’ nell’uscita dal lavoro verso la pensione, si costruirebbe un ponte di salvaguardia per molti lavoratori che, altrimenti, resterebbero senza alcun reddito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(15 marzo 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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