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Hillary Clinton vince in quattro stati su cinque nel secondo Supermartedì ed ha ormai un vantaggio che le dovrebbe garantire la nomination democratica con ampio margine (oltre il 50,1% al di sotto del quale le convention di partito possono negare la nomination) e Donald Trump asfalta gli avversari aggiudicandosi tutti i delegati repubblicani in Florida. Marco Rubio, inconsistente candidato di origini cubani più razzista di molti americani, viene travolto ed abbandona. Cominciano le buone notizie.
Trump grazie al meccanismo del “The Winner takes all” vigente in Florida si aggiudica tutti i delegati ed esagera (quest’uomo è pericolosissimo) esultando come se avesse già conquistato la Casa Bianca (e non è scontato che non ci riesca) con i Repubblicani preda del loro stesso estremismo che non lo vogliono, ma non riescono a liberarsene. Rimane loro solo una speranza: che il miliardario arrivi solo a sfiorare, rimanendone al di sotto, la fatidica soglia del 50,1%, in quel caso la convention potrebbe negargli al nomination (inimicandosi ulteriormente gli elettori, perdutamente innamorati del barbaro miliardario).
(16 marzo 2015)
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