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Uganda al voto nel caos: seggi aperti in ritardo e candidati oppositori arrestati

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foto: jeunafrique.com
foto: jeunafrique.com

di Ahmed Naouali

 

 

 

 

 

Museveni è un vero democratico, non c’è che dire. I suoi trent’anni al potere, i suoi metodi per restarci trent’anni al potere, sono venuti fuori proprio tutti nel primo giorno di elezioni presidenziali in Uganda: seggi aperti con ore di ritardo, elettori in fila per ore ad aspettare i comodi dei funzionari, candidati oppositori arrestati ed interrogati dalla Polizia, perché per Museveni la democrazia è una cosa seria. Così seria che la gestisce come gli pare.

 

L’oppositore Kizza Besigye, principale rivale di Museveni è stato arrestato per la seconda volta in una settimana ed interrogato dalla Polizia che lo accusa di voler truccare le elezioni, quindi rilasciato ed “accompagnato” a casa. Appena un paio di giorni prima del caso elettorale del 18 febbraio il presidente Museveni rassicurava, come ogni buon padre, il suo popolo.

 

 

“Voglio rassicurare tutti gli Ugandesi che avremo elezioni pacifiche” recita il tweet, “abbiamo la capacità di gestire ogni tentativo di creare disordine”. E dato che prevenire è meglio che curare, anche quella di arrestare le opposizioni con accuse false. Tanto per creare il caos che si dice di voler evitare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(19 febbraio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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