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Erdogan abbatte Putin, qualcuno il fronte anti-califfato doveva pur spezzarlo

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Turchia Caccia Russodi Daniele Santi

 

 

 

 

 

Un pasticciaccio brutto quello dell’abbattimento del caccia russo da parte delle forze aeree turche: brutto perché rinfocola i sospetti sul presidente Erdogan – che a Putin si ispira in quanto a pungo di ferro e sprezzo dell’avversario (e del suo popolo) – da sempre chiacchieratissimo per presunte collusioni con il sedicente stati islamico, collusioni e sostegno mai negate né da Erdogan né dal suo Primo Ministro islamista che secondo alcuni media avrebbe dato personalmente l’ordine di abbattimento. Putin è furioso e la sua paranoia non potrà che acuirsi nei prossimi giorni. La questione però scatena una serie di altri inquietanti interrogativi e possibilità.

 

Il primo, quello che vuole Erdogan impegnato a parole nella lotta al califfato nero, ma nei fatti impegnato a bombardare i Curdi (gli unici che il califfato lo combattono sul serio); l’altro interrogativo riguarda proprio Erdoagn: è possibile che abbia consapevolmente rotto il fronte anti terroristi? Un errore (errore?) gravissimo che mette in pericolo anche le scelte della Nato.

 

A gettare benzina sul fuoco una scellerata dichiarazione di Barak Obama che si è schierato a fianco di Ankara quando gli accadimenti non erano ancora chiari (non lo sono nemmeno ora) ed appena qualche ora dopo avere di nuovo invocato l’unità di intenti con Putin contro il califfato, dichiarazione che va ad aggiungersi a coloro che affermano che le “provocazioni” di Putin devono finire.

 

Il presidente russo da parte ha parlato di incidente che avrà “conseguenze tragiche” sulle relazioni tra Turchia a Russia e nonostante la dietrologia dei giornalisti che contano [sic] in questo paese non si è spinto più in là.

 

Ora la situazione è molto più complicata di quanto fosse l’altro ieri. Erdogan continua a giocare con spudorata ambiguità su più fronti millantando un impegno contro il terrorismo che poi non mantiene; Putin dal canto suo non è per amor di pace che ha deciso di bombardare la Siria e le installazioni del califfo in quell’area (e fossero solo le installazioni, non possiamo nemmeno immaginare quanti civili stiano morendo sotto le bombe al fosforo, e nessuno scrive una parola). Interessi geopolitici ed economici mascherati da folgorazioni religiose per nascondere l’avidità giocano come sempre un ruolo fondamentale nel destino della nazioni che così faticosamente teniamo insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(25 novembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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