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Gambia, tre presunti omosessuali orribilmente torturati dalle autorità

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Un giovane gay senegalese esiliato dal paese a causa del suo orientamento sessuale (AP Photo/Jane Hahn)
Un giovane gay senegalese esiliato dal paese a causa del suo orientamento sessuale (AP Photo/Jane Hahn)

di Paolo M. Minciotti

 

 

 

Tre delle persone presuntamente omosessuali incarcerate grazie all’orribile legge antigay voluta dal presidente del Gambia Jammeh, hanno rivelato a FatuRadio l’orrore subito durante la loro detenzione. Secondo la dichiarazione dei tre giovani, arrestati illegalmente e senza nessuna prova della loro “supposta” omosessualità i tre sono stati sottoposti a torture di ogni genere durante la loro detenzione ad opera della National Intelligence Agency (NIA) dal conosciuto team nazionale di torturatori agli ordini dell’orrido Jammeh, conosciuti come Junglers.

 

I tre venivano torturati ogni notte attorno alle 2 affinché denunciassero altre persone omosessuali da arrestare: dopo averli costretti a spogliarsi venivano legati mani e piedi e picchiati con bastoni e presi a pugni e calci, tanto nessuno avrebbe potuto sentirli. Il capo dei Junglers, ora detenuto perché coinvolto nel tentativo di colpo di stato del dicembre scorso per destituire Jammeh, era il più crudele tra tutti. Ripeteva ai torturati che il presidente li odiava e che il loro arresto doveva essere d’esempio per tutti.

 

Gli altri appartenenti al team li facevano inginocchiare sulle pietre mentre continuavano ad essere pestati, preoccupandosi di trascrivere tutte le informazioni che riuscivano a carpirgli. I loro cellulari sono stati sequestrati, i loro contatti controllati, indirizzi email e profili sui social sequestrati e monitorati. Le loro torture sono durate dal 9 al 17 novembre 2014. Per la durata della loro carcerazione hanno dormito, mangiato e defecato, tutti e tre, nello stesso angusto spazio che dividevano.

 

Questa è solo una delle ragioni per cui tanti africani scappano dal continente: lo diciamo per quelle persone omosessuali italiane che reclamano il matrimonio per tutti e votano Salvini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(18 agosto 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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