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#Visioni di Mila Mercadante: Don Chisciotte cornuto e mazziato

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Unione Europea Bruxellesdi Mila Mercadante  twitter@mila56170236

 

Hanno definito waterboarding mentale il trattamento riservato a Tsipras dai membri della troika. Tortura. E’ durata 5 mesi, ma cominciò già prima delle elezioni con gli avvertimenti di stampo mafioso della Merkel che agitava lo spettro dello spread per spingere i greci a votare come voleva lei. Certamente i metodi non si discostano da quelli utilizzati dai paesi colonizzatori e dalla CIA nei confronti dei paesi subalterni, ma questo non preoccupa i più, troppo occupati a dare addosso al premier greco. Il malinconico totalitarismo mediatico ha mentito di continuo. Ci hanno detto che Tsipras avesse fatto saltare il tavolo delle trattative. Falso: è stato Tusk a interrompere l’ultima riunione alzandosi in piedi e tuonando “The game is over”. Dopodiché Tsipras ha annunciato il referendum, anche perché in quelle ore più volte ha subìto la minaccia del default e più volte Martin Shulz ha invocato un colpo di stato. Schulz non ha alcun titolo per annunciare “Si istituisca subito un governo tecnico ad Atene”, a meno che non siamo diventati tutti così miopi da non renderci più conto di quanto sia grave che un gruppo ristretto di persone in Europa ci comandi a bacchetta e decida anche chi ci deve governare. Noi italiani abbiamo avuto un governo tecnico, ma eravamo così felicemente storditi per aver perso Berlusconi da non far caso al golpe, inteso in chiave naturalmente molto occidentale e contemporanea: soft.

 

Ci hanno detto che i Trattati non contemplano alcuna possibilità di riduzione del debito. Se è vero che esiste una regola tanto stupida essa è stata già trasgredita 4 volte: una volta proprio con la Grecia, poi col Portogallo, con Cipro e con l’Irlanda. Stavolta non si poteva, poi si poteva, poi no, poi ni, alla fine forse s’è optato per un alleggerimento del debito, quindi è la quinta volta che s’infrange la famigerata regola. Hanno impiegato 5 mesi per arrivarci. Il tempo di mettere ko il governo Tsipras.  Tutti quelli che ripetono “i debiti si onorano” stanno confondendo una tragedia con un privilegio: non c’è una gallina bianca che chiede trattamenti di favore perché è furba, siamo di fronte a un’economia al collasso, senza speranza. Se si parla di soldi – si sa – non c’è empatia ma qui non c’è nemmeno più la capacità di far di conto: un debito di 320 miliardi non è sostenibile e se la matematica non interessa a chi sui debiti ci guadagna, non capisco l’atteggiamento dei comuni cittadini.

 
Ci hanno detto, subito dopo l’annuncio del referendum, che la BCE doveva chiudere i rubinetti. Perché lo dice lo statuto. Niente liquidità alle banche, dunque, chiuse per oltre due settimane. Ciò non si è mai verificato prima in nessuno Stato. Nello statuto della banca centrale non solo non esiste nessun articolo che confermi questa regola, ma ne esistono ben due che sanciscono l’obbligo di intervento immediato in soccorso dei paesi membri che si trovassero in grave difficoltà economico-finanziaria. Abuso di potere, insomma, sempre nel solco del progetto che tende ad esasperare la popolazione fino a cacciare Tsipras. Anche mentre scrivo la BCE non erogherà liquidità, presumibilmente per far pressione sul Parlamento fino alla capitolazione certificata. Inaudito. Ovviamente se la situazione si è aggravata noi con chi ce la prendiamo? Con Tsipras che ha indetto il referendum. Sua è la colpa di tutto. Avrebbe dovuto obbedire da subito invece di piantare grane. Visto com’è finita, meglio sarebbe stato per i greci tenersi Samaras, no? Meglio i vecchi arnesi che hanno favorito bellamente per anni corruzione e speculatori, che hanno gettato il paese nella disperazione servendo la troika. Troika era, troika sarà, tanto varrebbe non andare più a votare.

 

Tsipras ha fatto male a provarci col referendum? Resistere, rischiare e perdere è sempre un bene. La vittoria del NO intanto ha un significato storico ineludibile: per la prima volta da quando esiste l’unione europea un capo di governo ha voluto contrapporre la sofferenza delle masse alle esigenze dell’ordoliberismo più sfrenato e cieco. Questo episodio ha comunque incrinato fatalmente i meccanismi coi quali si domina nella UE. Tsipras il perdente ha scavato un fosso profondo che divide il cammino della democrazia dal cammino di questa Europa. Quel fosso rimane. Tsipras è entrato come un Don Chisciotte nel mostruoso meccanismo che chiamiamo Europa unita dei popoli e poi è stato stritolato ma lo stridore delle rotelle dell’ingranaggio che s’è inceppato adesso si sente forte e chiaro. Tempo al tempo, quel rumore si farà assordante. Se quella di Tsipras è stata definita una vittoria di Pirro, lo è ancor di più quella dei falchi tedeschi.  Da quel NO in poi è chiaro per tutti che cosa accade a chi prova a chiedere sovranità e democrazia. Da quel NO in poi si vede meglio che la governance germanocentrica ha una potenza che regge sulla totale incapacità di anteporre la politica alla finanza, la logica al profitto, la solidarietà al dominio. E’ un governo meschino, punitivo, vendicativo. Ha gli anni contati, questo è certo. Qualcuno crede che sia finita qui?

 

Il problema di fondo è che Tsipras ha fatto campagna elettorale su un madornale equivoco al quale i greci credevano fino a ieri come ci credeva Syriza: restare nell’euro e cambiare l’Europa dell’austerità. Del resto è credenza della maggioranza degli europei insoddisfatti. Come dire “voglio mangiare uno yogurt al giorno ma voglio ingrassare”. Impossibile, l’euro è austerità e la UE è un soviet. L’ingenuità si paga. Ecco il perché della manovra da 12 miliardi che ci ha lasciati di stucco: sul campo di battaglia c’erano solo due opzioni, la troika oppure la Grexit, che il mondo teme come un’esplosione atomica. Quando Tsipras – ormai schiacciato dal lungo waterboarding – ha presentato la manovra traditrice ha chiesto una controparte: un haircut, una ristrutturazione del debito e un prestito sostanzioso. La manovra è stata poi ampiamente surclassata nella notte tra il 12 e il 13 luglio da imposizioni che in realtà fanno della Grecia un ostaggio, un prigioniero di guerra. Tsipras ha buttato la giacca sul tavolo dicendo “prendetevi pure questa, non ho altro”. Gli hanno tolto camicia, pantaloni, mutande e scarpe, lo hanno sculacciato, deriso e l’hanno mandato a casa cornuto e mazziato. Ha perso. Hanno perso i greci. Tutti abbiamo perso. Ora la cura, dopo il premier, seppellirà la Grecia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(14 luglio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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