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domenica, Settembre 26, 2021

Roma Pride 2015, il manifesto politico

Roma Pride 2015 - 00 Logodi Gaiaitalia.com

 

Riceviamo e pubblichiamo, limitandoci a ricevere e pubblicare, il manifesto politico del Roma Pride 2015.

 

 

Al grido di LIBERIAMOCI!, il Roma Pride 2015 rilancia la battaglia collettiva di liberazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali. Un percorso, simbolicamente avviato dai moti di Stonewall del 1969, che ci vede protagonisti oggi come allora. La nostra liberazione dai pregiudizi, dagli stereotipi, dai modelli limitanti, dai precetti imposti, dalle norme ingiuste, la nostra conquista della libertà, sono liberazione e conquista della libertà per l’intera società.

 

Tutte e tutti noi col Pride diventiamo soggetti della nostra liberazione individuale, quale processo mai concluso, e di una liberazione collettiva, tanto più importante oggi che tanti spazi di libertà e autodeterminazione conquistati in passato sono sotto attacco e messi in discussione.

 

Siamo tutte e tutti noi a doverci assumere la responsabilità e l’impegno per la conquista dei diritti, della dignità, della libertà che ci spettano e che per troppo tempo ci sono stati negati. Siamo noi a doverci battere, con la nostra determinazione e la nostra visibilità, contro i pregiudizi e il sessismo che pretendono di ingabbiare le nostre vite, e siamo noi a dovere con forza unire le nostre voci e tendere le nostre mani alle compagne e ai compagni perseguitate e perseguitati per il loro orientamento sessuale o identità di genere e per il loro coraggioso impegno in tanti paesi del mondo.

Pride

Il Pride è il momento più alto, più visibile e comunicativamente più intenso di affermazione collettiva della nostra esistenza, in cui diamo espressione con i nostri corpi e con le nostre voci alla pluralità delle identità, alla dignità dei nostri vissuti, alla fierezza con cui rivendichiamo l’urgenza di restituire sostanza alla parola libertà.

 

Il Pride è un atto concreto di liberazione da modelli omologanti e oppressivi che vorrebbero condizionare il nostro sentire, ingabbiare la nostra volontà, predeterminare il nostro destino.

 

Il Pride è un’azione rivoluzionaria che, a partire dalle nostre esperienze, si offre a chiunque creda nella necessità di innescare un processo di profondo e radicale cambiamento della società, affinché abbracci in maniera inclusiva ogni vissuto, mettendo al centro i bisogni, i desideri, la ricerca di autenticità e di felicità propri di ogni persona. La visione della società che esprimiamo non segmenta le nostre esistenze ma propone un’ottica integrata in cui la promozione dei diritti umani e civili delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer e intersessuali (LGBTQI) si collega necessariamente ai diritti di tutti i gruppi sociali discriminati, marginalizzati e sotto attacco, con le istanze delle donne, del mondo del lavoro, della scuola, della precarietà, delle nuove povertà, di giovani, disabili, migranti.

 

Il Pride si batte contro le oppressioni facendo propri i principi dell’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo, nonché i valori di parità, libertà e laicità su cui deve fondarsi una società autenticamente democratica.

 

Il Roma Pride, consapevole del suo ruolo e della responsabilità di essere il Pride della Capitale e di una città così carica di storia e di significati culturali e religiosi, con forza sostiene e si inserisce nel movimento dell’Onda Pride che quest’anno attraverserà il Paese da Nord a Sud con manifestazioni in 15 città. Una forza propulsiva di cambiamento, liberazione, diversità, diritti che vuole dare il suo contributo alla crescita democratica, civile e sociale dell’Italia.

 

Identità

 

Siamo donne, padri, migranti, froce, travestiti, disoccupate, antifascisti, precari, atei, studenti, operaie, insegnanti, artiste, trans, lesbiche, anziani, calciatrici, drag queen, queer, persone al primo coming out, persone per la prima volta al Pride, omosessuali, fratelli, sorelle, femministe, disabili, uomini, genitori di figli omosessuali, professioniste, sognatori, lavoratori, persone in HIV, drag king, giovani, intersessuali, sportivi, bisessuali, gender-fluid, lavoratrici, credenti, attiviste, intellettuali, madri, genitori omosessuali, eterosessuali…

 

Siamo così tante e così tanti che non è possibile fare un elenco completo né descriverci compiutamente. Siamo molteplici, non conformi e nel Pride ci riconosciamo perché rivendichiamo l’unicità e la pari dignità di ogni individuo, a partire da un’idea: la diversità è la vera condizione naturale di tutti gli esseri viventi ed è pertanto ciò che più ci accomuna al di là di ogni etichetta o appartenenza.

Diversità

 

Il Pride è il momento di massima e gaia espressione della diversità; è varietà, incontro, dialogo, confronto, crescita, scoperta, opportunità.

 

La diversità è possibilità di evolvere, cambiare, scegliere.

 

Per questo rifiutiamo ogni classificazione che pretenda di esaurire questa ricchezza e ridurre l’unicità delle persone in categorie frustranti e costrittive che ne condizionano le vite all’interno di stereotipi e di ruoli predeterminati.

 

Libertà

 

La libertà di affermare questa diversità e di esprimere la propria unicità è il diritto inalienabile che rivendichiamo e da cui discende inevitabile ogni altra conquista a livello umano, civile e sociale.

 

La liberazione individuale e collettiva è pertanto il nostro obiettivo primario.

 

Nel Pride celebriamo la libertà di agire, sognare, desiderare, amare, fare sesso ed essere in armonia con le nostre emozioni e il nostro discernimento, nel mutuo rispetto dell’integrità, dell’indipendenza, del pensiero e della sensibilità di tutte e tutti.

 

Laicità

 

La laicità è l’unica ed efficace garanzia della libertà e dell’autodeterminazione delle persone nelle loro scelte esistenziali, spirituali, religiose e filosofiche.

 

Presupposto essenziale di una autentica democrazia, la laicità impegna la società e le istituzioni a ripudiare impostazioni da Stato etico che confondono peccato con reato o illecito.

 

Eguaglianza

 

Eguaglianza significa garantire piena parità di diritti e dignità per tutte e tutti nel pieno rispetto delle differenze e dell’autodeterminazione delle scelte.

 

Perseguire l’eguaglianza non comporta eliminare o cancellare le differenze. Significa consentire a queste potenzialità espressiva di raggiungere la propria pienezza, rimuovendo gli ostacoli alla piena realizzazione personale e sociale e colmando condizioni di svantaggio o difficoltà.

 

Una società autenticamente democratica riconosce a tutte le persone pari diritti e pari dignità sociale, creando i presupposti affinché le differenze siano una ricchezza e non motivo di discriminazione, al fine di garantire a tutte e a tutti l’eguaglianza.

Attualità

 

Nel corso dell’ultimo anno, il dibattito pubblico sulla condizione e sul riconoscimento dei diritti alle persone gay, lesbiche, bisessuali, trans è stato molto intenso, continuamente alimentato da diversi fattori: da una parte, la sempre più urgente richiesta di riconoscimento per le coppie same-sex e i progressi legislativi che in molti paesi hanno aperto l’accesso al matrimonio, all’adozione, alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, all’affermazione del legame di filiazione, a una positiva evoluzione delle norme sul cambio di sesso; dall’altra i preoccupanti arretramenti che in diverse aree del mondo (Russia, Vicino e Medio Oriente, Africa) hanno aggredito la libertà di espressione e messo a rischio la stessa incolumità fisica delle persone LGBTQI.

L’Italia, L’Europa, Il Mediterraneo

 

La vivacità del dibattito e l’accresciuta attenzione mediatica hanno indubbiamente indotto anche la classe politica italiana, il Parlamento e il Governo a interessarsi delle nostre istanze ma, allo stesso tempo, hanno motivato il radicalizzarsi di opposizioni omofobe e integraliste che soffiando sul fuoco del pregiudizio puntano a mobilitare parte dell’opinione pubblica allo scopo di bloccare ogni avanzamento dei diritti e di frenare l’impegno contro l’omo-transfobia e la violenza di genere nelle scuole che era stata predisposta dal Governo Monti. Un’opposizione che rischia di fare arretrare il Paese su temi cruciali come l’autodeterminazione delle donne, la legge 194, la lotta al sessismo e al patriarcato.

 

Un anno fa, nel pieno della stagione dell’Onda Pride 2014, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi annunciava che entro l’autunno il tema dei diritti delle coppie formate da persone dello stesso sesso avrebbe trovato risposta in una legge ispirata al modello delle civil partnership tedesche.

 

Attualmente, con il DDL sulle Unioni Civili firmato dalla senatrice Monica Cirinnà in discussione al Senato, possiamo rilevare uno scarto positivo rispetto al passato, in quanto viene proposto un modello di approssimazione delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali, a cui resterebbe però riservato il matrimonio. Tuttavia, appare sempre più evidente come il modello delle unioni civili, sebbene risponda ad alcune esigenze pratiche e urgenti delle coppie e delle famiglie formate da persone dello sesso, sancisca in realtà una discriminazione che non vogliamo più accettare e risulti già superato dalla realtà sociale che viviamo e dall’esempio e dalla spinta propulsiva degli altri maggiori paesi europei, da ultima l’Irlanda, che hanno ormai abbracciato una piena e completa equiparazione e rimosso ogni discriminazione sancendo il pieno accesso per tutte le coppie al matrimonio, all’adozione e alla procreazione medicalmente assistita e al rapporto di filiazione.

 

L’atteggiamento del Governo su questo fronte è apparso incoerente e inconcludente: da un lato il Presidente del Consiglio Renzi, moltiplicava gli annunci di un intervento risolutore, salvo poi lasciare l’iniziativa al Parlamento, dall’altro eminenti esponenti del suo stesso esecutivo andavano in direzione opposta compiendo veri e propri abusi di potere, come ha fatto il Ministro dell’Interno Angelino Alfano con la sua circolare contro le trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, o pesanti battute d’arresto, come quella operata dalla Ministra dell’Istruzione Stefania Giannini che ha fermato parte del piano di contrasto al bullismo omofobico nelle scuole messo in campo dal precedente esecutivo.

 

Sul fronte della tutela dagli atti motivati da omofobia, lesbofobia e transfobia, dobbiamo altresì rilevare che il disegno di legge per l’estensione della Legge Mancino, approvato alla Camera in prima lettura nel settembre 2013, giace fin da allora in Senato senza ulteriori sviluppi, nella sua controversa stesura frutto del compromesso al ribasso cui continuano a essere soggetti i diritti delle persone LGBTQI.

 

All’immobilità e all’incapacità della politica nazionale di offrire risposte fanno da contraltare le iniziative di alcune amministrazioni locali, con Roma in testa, che hanno evidenziato le contraddizioni del nostro ordinamento, nonché i sempre più frequenti interventi giudiziari sollecitati dall’emergere di numerose ed evidenti situazioni di discriminazione da sanare. In particolare, nell’ultimo anno, i giudici si sono espressi più volte per il riconoscimento dei legami di filiazione all’interno delle famiglie omogenitoriali, per la garanzia dei diritti acquisiti in altri paesi e per la tutela dei vincoli matrimoniali all’interno di una coppia in cui uno dei coniugi abbia cambiato sesso e per la progressiva erosione da parte della Corte Costituzionale della Legge 40 sulla fecondazione assistita.

 

A fronte di questo quadro caratterizzato da molte ombre e poche luci, non stupisce che, secondo il rapporto annuale redatto da ILGA Europe, il nostro Paese sia scivolato ulteriormente nelle classifica dei diritti alle persone LGBTI.

 

Questo stato di cose è in primo luogo conseguenza dell’aggressiva politica comunicativa e denigratoria attuata da formazioni integraliste le quali, mentre ci accusano di voler stravolgere le basi della convivenza civile, del tessuto sociale, della famiglia e dei modelli educativi, attribuendoci una fantomatica “ideologia gender” (deformazione degli studi di genere avviati dai movimenti femministi a cavallo tra gli anni ’70 e ’80), si oppongono a qualsiasi intervento contro il bullismo e la violenza di genere nelle scuole, perseguendo il reale obiettivo di rivitalizzare stereotipi di genere, pregiudizi, oscurantismo propri del modello patriarcale e del sessismo più beceri.

 

L’avanzamento civile sul fronte sia legislativo sia culturale è inoltre complicato dal perdurare di uno stato di crisi della politica, dei partiti e dell’economia che favorisce il rafforzarsi di egoismi e paure irrazionali, nonché di forze nazionaliste e populiste che adottano toni violentemente razzisti e omofobi, funzionali a una propaganda che individua nelle minoranze il proprio capro espiatorio.

 

I primi spiragli di uscita dalla lunghissima crisi economica che ha colpito il nostro Paese e le misure fin qui adottate non sembrano avere avuto un significativo impatto nel contrasto alla disoccupazione e nel sostegno alle fasce della popolazione più povere e più colpite da anni di recessione e di misure di austerità e di tagli alla spesa sociale. La scelta di indebolire le tutele legali delle lavoratrici e dei lavoratori, operata dal Governo, ci appare preoccupante anche perché, dal nostro punto di vista, può rendere più esposti alle discriminazioni e alle pressioni proprio quei soggetti che, anche in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere o per altre condizioni personali e sociali, risultino già essere più vulnerabili.

 

Anche la riforma attualmente in discussione che punta a stravolgere gli equilibri all’interno del delicato mondo della scuola, assegnando ampi poteri discrezionali ai dirigenti, tra le altre cose, accresce enormemente i rischi di discriminazioni o pressioni su insegnanti potenzialmente scomodi a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere o per le loro idee o per delle proposte educative che non risultino gradite. A questo si unisce la scelta di non aver voluto menzionare percorsi di contrasto al bullismo e di educazione alle differenze fortemente avversati dagli integralisti. Ribadiamo con forza la libertà di insegnamento garantita dalla nostra Costituzione alle e agli insegnanti in una scuola pubblica e laica.

 

La nostra certezza è che le politiche economiche e sociali messe in campo a livello italiano ed europeo si sono rivelate regressive e socialmente insostenibili, hanno accresciuto le diseguaglianze sociali, alimentato la crescita di forze populiste e razziste in molti paesi, finendo per limitare gli spazi reali della democrazia. I risultati di questo sbilanciamento miope su parametri economici e finanziari appare in tutta la sua durezza nel caso dell’attivista italiano per i diritti lgbt in Ungheria, Andrea, da mesi perseguitato e minacciato di morte dagli estremisti neonazisti ungheresi nella sostanziale indifferenza generale.

 

Da Roma e dall’Italia guardiamo con grande allarme a quanto avviene nella regione mediterranea. In particolare l’estendersi dei conflitti e l’affermarsi di nuovi violenti regimi integralisti islamici mettono a rischio la vita e i diritti umani di decine di milioni di persone, in particolare delle donne, delle minoranze religiose o culturali e delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans. Con orrore abbiamo assistito alle sommarie e barbare esecuzioni per lapidazione, linciaggio, precipitazione, di donne accusate di adulterio e di uomini accusati di omosessualità.

 

Ci sconvolge che a fronte di questo scenario così pesante di guerra e violazione dei più elementari diritti umani le principali preoccupazioni della nostra politica e delle istituzioni europee siano quelle volte a contenere il numero di migranti e richiedenti asilo in fuga da quegli orrori con penosi tentativi di scaricare le responsabilità , che hanno lasciato ampio spazio all’indifferenza e alla propaganda razzista.

 

Roma

 

Con giustificato orgoglio e soddisfazione possiamo affermare che il Sindaco di Roma Ignazio Marino e l’amministrazione capitolina hanno mantenuto gli impegni assunti verso la comunità LGBTQI della Capitale proprio in occasione della storica partecipazione del primo cittadino al Roma Pride del 2014.

 

A un anno di distanza, non solo è stato approvato e lanciato con grande risalto il registro delle unioni civili promesso in quell’occasione, ma apprezziamo il grande impegno di tutta l’amministrazione nella promozione dei diritti delle persone LGBTQI e delle politiche di inclusione: Il Sindaco è sceso personalmente in campo con le trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, non tirandosi indietro dinanzi al violento scontro istituzionale e alle minacce di ricorsi giudiziari sollevati dal Ministro dell’Interno Alfano e dal Prefetto Pecoraro. La giunta ha approvato e avviato un piano pluriennale di interventi in diversi settori fondamentali, come la scuola, lo sport, la comunicazione, il contrasto all’omo-lesbo-transfobia, la cultura, i servizi.

 

Un impegno in chiara e positiva discontinuità con il recente passato segnato da opacità nella gestione delle risorse, corruzione, clientelismo e una radicata e pervasiva presenza criminale di stampo mafioso, capace di condizionare pesantemente la vita della città a livello economico, politico e sociale. Il quadro emerso negli scorsi mesi dalle inchieste giudiziarie è tanto più grave perché, in un periodo di difficoltà e di crisi economica che ha pesato sulle vite di tutte e tutti, si sono coltivati sprechi e ruberie di fondi pubblici, in particolare destinati proprio all’accoglienza e ai servizi sociali.

 

Oggi, con forza chiediamo che la trasparenza e la correttezza gestionale consentano di restituire risorse pubbliche ai servizi e alla solidarietà verso le situazioni di particolare disagio, e ribadiamo la totale incompatibilità della cultura del Pride con le pratiche di sopraffazione, violenza, intimidazione e occupazione delle istituzioni democratiche proprie di tutte le mafie.

 

Il Roma Pride si batte per la tutela della funzione sociale dei beni comuni, riconosce il valore politico, culturale e sociale delle esperienze di autogestione e di riutilizzo sociale degli spazi abbandonati o aggrediti dalla speculazione e, perciò, esprime un giudizio radicalmente critico verso una politica che, dietro la giustificazione di una male intesa legalità, chiude e cancella spazi di libertà e di socialità vitali per il tessuto civile e sociale della nostra città. Siamo vicine e vicini alle esperienze del Teatro Valle occupato, del Cinema America, di SCUP, con le quali, prima degli sgomberi subiti, avevamo avuto modo di condividere importanti tratti di strada e proficue contaminazioni. La loro chiusura ha impoverito tutte le romane e tutti i romani.

Le nostre rivendicazioni

 

Nel Pride affermiamo la necessità di rimuovere gli ostacoli giuridici, culturali e sociali che impediscono la piena realizzazione di ogni persona, come sancito dall’articolo 3 della Costituzione italiana.

 

La legislazione deve recepire la nostra presenza nella società garantendoci piena cittadinanza ed eguali diritti. In questo senso, rifiutiamo l’idea che l’introduzione di istituti ghettizzanti possa costituire una risposta adeguata alle nostre istanze, in quanto cristallizzano la condizione di discriminazione e di subordinazione civile in cui vengono tenute le persone LGBTQI.

 

Affermiamo altresì che i diritti civili non possono essere sacrificati a criteri di sostenibilità economica e che l’impiego delle risorse non deve essere subordinato a gerarchie che contrastano con il principio di eguaglianza delle persone e di pari dignità delle scelte esistenziali.

 

A questo scopo, lottiamo per lo sviluppo di condizioni adeguate a esercitare la piena cittadinanza, che prima di tutto implica la garanzia del diritto al lavoro, alla salute e a un’istruzione pubblica e laica.

 

Per tutte e tutti, vogliamo: 

 

  • Un welfare universale che superi interamente l’attuale impostazione familista e tuteli sia le famiglie sia gli individui attraverso un sostegno reale al reddito come strumento di concreta autonomia delle persone.
  • Leggi in grado di rispondere alla realtà plurale e multiforme delle identità, degli affetti, delle relazioni, delle famiglie, delle figlie e dei figli.
  • L’accesso al matrimonio per le coppie formate da persone dello stesso sesso.
  • L’accesso alle adozioni e alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le persone single e per le coppie, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.
  • Pieno riconoscimento del legame di filiazione per i genitori omosessuali
  • Il riconoscimento dei poliamori e delle diverse forme di affettività e di relazione che ciascuna e ciascuno di noi ha scelto liberamente.
  • La tutela da ogni forma di discriminazione e da ogni manifestazione di carattere omofobico, lesbofobico, bifobico e transfobico.
  • Il riconoscimento dell’educazione alle differenze come uno dei pilastri dell’istruzione scolastica.
  • Sostegno a programmi di educazione e informazione sessuale e affettiva, non viziati da pregiudizi e moralismi.
  • Strategie di prevenzione e interventi di informazione sulle infezioni sessualmente trasmesse, in particolare a contrasto dello stigma sociale che colpisce le persone in HIV.
  • Campagne di sensibilizzazione e informazione sulla transessualità e sull’intersessualità.
  • Leggi e interventi che assicurino il rispetto delle Linee Guida Etiche per la gestione clinica dei casi di intersessualità, che evitino interventi medici arbitrari e mutilanti nella prima infanzia, salvaguardando il diritto all’autodeterminazione dell’individuo nell’età adulta, l’integrità fisica, la dignità dei corpi e delle identità non conformi.
  • L’adeguamento delle norme sul cambio di sesso e la variazione dei dati anagrafici in un’ottica di rispetto e di sostegno del diritto delle persone transessuali a vivere serenamente la propria identità di genere, senza obbligo di sottoporsi a interventi medici e chirurgici indesiderati.
  • Il riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni (LIS)

 

Con il Pride offriamo il nostro bagaglio di istanze e di rivendicazioni non solo alla politica, ma alla società tutta, il cui sviluppo dipende inevitabilmente dalla capacità di coniugare il percorso di parificazione dei diritti e dei doveri con l’affermazione di una cultura del rispetto e dell’inclusione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1 giugno 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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