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Marco Rubio, il candidato alla Casa Bianca di origini cubane che odia le persone LGBT più di Fidel Castro

marco rubiodi Daniele Santi

 

L’uomo non ha idee né talento alcuno che non sia quello di giocare a fare il piacione convincendo l’elettorato repubblicano della Florida, che anche se si è figli di immigrati che hanno conosciuto la dittatura, si può essere più conservatori di Fidel Castro militando nei Repubblicani a stelle e strisce.

 

Candidatosi alla Casa Bianca subito dopo Hillary Clinton, l’uomo la cui corsa durerà meno di quanto si pensi si è subito lanciato in una campagna anti persone LGBT votando un emendamento ad una legge che toglie la protezione ai senza tetto LGBT; parliamo di adolescenti di 12, 13 o 14 anni, che spesso dopo essere stati buttati fuori dalle brave famiglie di religiosi cristiani americani che Rubio pretende di rappresentare, sono costretti dalle circostanze e dalle profferte di adulti senza scrupoli, a vendere il proprio corpo per un tetto sotto il quale ripararsi.

 

Non sorprende che l’immigrato cubano dall’aria intelligente, vedere la foto per credere, quel Marco Rubio che si sente più bianco dei wasp autoctoni e più biondo di Marylin Monroe abbia votato in quel modo, deve accaparrarsi i voti degli iperconservatori, i pochi rimasti, per poter sperare di poter continuare nella sua assurda corsa per la presidenza degli USA.

 

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