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Stati Uniti, in campo gli integralisti repubblicani: Marco Rubio, da Cuba con odio

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Senator Marco Rubio is interviewed by National Journal's Major Garrett during the Washington Ideas forum, at The Newseum in Washingtondi Giancarlo Grassi

 

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E’ un integralista più reazionario di Fidel Castro; è contro l’aborto, i matrimoni egualitari, non ha un’idea che sia una, è sponsorizzato dal Tea Party, è un piacione, ed è già senatore della Florida: lui è l’integralista cattolico, quattro figli, Marco Rubio, origini cubane, più a destra dei più reazionari del partito, che ha attaccato Hillary Clinton nel giorno del suo debutto come candidato-forse-duro-sei-mesi alla presidenza degli Stati Uniti.

 

Mascellone volitivo, occhio spento, calvizie incipiente, espressioni studiate davanti allo specchio, sorriso falso e stereotipato, aria da studente modello poco intelligente, ma pragmatico, Rubio (che è moro, e non è che la prima delle incongruenze) è l’esempio del figlio di immigrati che sposano la causa più conservatrice per diventare più statunitense dello statunitense da generazioni. Il suo profondo disagio esistenziale lo porta a sentirsi in grado di pensare agli altri immigrati-figli-di-immigrati come lui. E’, insomma, foriero di disgrazie politiche.

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I Repubblicani, nell’attesa della discesa in campo del Jeff della dinastia Bush, stimata famiglia che ha distrutto il mondo negli ultimi trent’anni, calano i pesi medi per distogliere l’attenzione dal quel carico da undici che è Hillary Clinton che ha il vantaggio di essere una donna e quello di poter essere la prima donna presidente della storia dell’Unione. E agli statunitensi piace fare la Storia, nel bene e nel male.

 

Aspettiamoci, dall’orrenda destra americana governata dal Tea Party e dagli sbocchi d’odio delle destre evangeliste e filo-integraliste, una campagna elettorale da Ayatollah, con toni che ci faranno rabbrividire a noi che alla civiltà ci crediamo sul serio: per ora l’integralista di origini cubane Marco Rubio ha detto che Hillary Clinton rappresenta il “passato” mentre lui rappresenta il “futuro”. Lo ha fatto nel giorno in cui Obama e Raul Castro si parlavano per la prima volta rivolgendosi, evidentemente, ai cubani residenti a Miami. Più conservatori dei conservatori più reazionari (leggetevi, prima di insultarmi, Prima che sia notte” di Reinaldo Arenas, è una straordinaria testimonianza).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(14 aprile 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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