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…Quelli che parlano di genocidi armeni a scopo politico dimenticandosi che i morti sono tutti uguali

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L’argentino vestito di bianco, proprio per il suo essere ciò che è o che è diventato, ha il dovere di dire delle cose che possano apparire credibili e che abbiano un senso immediato, comprensibile e possibilmente sempliciotto, così da accontentare le menti semplici che affollano una piazza minuscola nel centro di Roma, che colonizzano con fare da mandrie di vacche la metropolitana della Capitale, ai quali la maleducazione, il razzismo, l’omofobia, l’odio religioso, il fanatismo, le terapie riparative, le menzogne, il cannibalismo politico, la costituzione di grandi lobby di potere, l’istigazione all’odio verso l’altro in quanto differente, il peccato altrui che garantisce l’innocenza [sic] propria, la cattiveria gratuita, il rivolgersi all’esterno, verso un argentino (o polacco, o tedesco) vestito di bianco, pensando di cambiare il loro cuore, sono cose permesse. Alla faccia di tutti gli altri.

 

Domenica scorsa l’argentino vestito di bianco ha avuto la buona-pessima idea di parlare di “genocidio armeno“, non per compassione, ma per convenienza politica, non potendo attaccare direttamente l’Isis, che ha più armi degli Armeni ed assai meno scrupoli, provocando l’immediata reazione della Turchia che ha richiamato prontamente in patria il suo Ambasciatore  presso la Santa Sede. Fermo restando che la reazione turca è irragionevole e propria dell’egopata Erdogan, perché si dovrebbe prendere atto dei proprio errori, fare ammenda e dichiarare che non succederà più in futuro simile barbarie, c’è poco da scandalizzarsi: la chiesa dell’argentino vestito di bianco ha massacrato gli indigeni dell’America Latina in nome di un dio che nessuno ha mai visto, ha spogliato delle ricchezze e della cultura popoli straordinari in difesa di un verbo al quale credono solo i fanatici, che sono coloro per i quali bisogna credere al di là di ogni ragionevole obiezione a qualsiasi cosa venga dal Pulpito. Infine l’argentino vestito di bianco, nel ricordare il “genocidio” odierno (quello ad opera dell’Isis e degli islamisti in Africa, sempre lì siamo), ha dimenticato di citare i musulmani che in Africa muoiono a frotte per non essere d’accordo con i mercenari di Al-Baghdadi, esattamente come il suo predecessore polacco dimenticò di parlare dei morti musulmani durante la guerra nella ex-Jugoslavia.

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P.S. Siccome i minus habens leggono ogni cosa, spesso senza capirla, ci tocca sottolineare che questo articolo non intende dire – e non lo dice – che ci sono morti che vanno ricordati ed altri no, si sofferma sulla totale mancanza di coerenza, limpidezza e sulla spudoratezza di un’istituzione temporale che si spaccia per santa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(13 aprile 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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