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Ciò che mi rende furiosa di Gisella Calabrese: di complottisti e di sciacalli delle tragedie

Gisella Calabrese 03di Gisella Calabrese   twitter@giscal77

Una delle cose che mi fa più infuriare è senz’altro la pessima, ridicola, illogica categoria dei complottisti. In un mondo in cui persino il male ha la sua componente di banalità (Hannah Arendt insegna) c’è gente che si vanta di avere un’intelligenza ed un intuito sì sviluppati da riuscire a scoprire le magagne in qualsiasi cosa, salvo poi non saper cavare un ragno dal buco, se non l’ insopprimibile necessità di rifiutare a priori qualsiasi spiegazione fornita.

 

E’ vero, l’informazione in Italia è fortemente manipolata, ecco perché è fondamentale, se non addirittura indispensabile, informarsi su più fronti, saper discernere le fonti corrette da quelle palesemente inventate e soprattutto, capire il senso di ciò che si legge (o si ascolta). Probabilmente è proprio questo che ci manca: uno spirito critico concreto, in grado di analizzare la mole di dati a cui siamo sottoposti per estrapolarne il giusto senso, e soprattutto la giusta dimensione, che non ha nulla a che vedere con quella puramente immaginaria degli asini che volano.

 

La triste tragedia del volo German Wings schiantatosi sulle Alpi francesi ne è un chiarissimo ed ulteriore esempio. 150 persone morte da meno di un’ora e già c’erano complottisti a fornire ipotesi arzigogolate da un lato e dall’altro politicanti impegnati in miserabili gaffe che oltre al danno, aggiungono ridicolaggine alla beffa. Alieni inferociti, missili misteriosi, terroristi jihadisti erano le ipotesi più gettonate, molto meno quelle ben più plausibili di un guasto a bordo o un malore in cabina di pilotaggio perché, si sa, non fanno clamore.

 

Il mistero del volo Airbus (e non Autubus, signora Santanché) A 320 viene risolto abbastanza presto, grazie ai controlli incrociati di tre nazioni: la Germania, da cui proviene la linea aerea German Wings e i suoi piloti, la Francia, dove è precipitato il velivolo e la Spagna, da cui era partito. Una volontà suicida, a quanto pare, di un giovane nonché brillante pilota, Andreas Lubitz, che si scoprirà più tardi essere afflitto da una forte depressione.

 

In un baleno orde di telespettatori appassionati di trasmissioni tipo “Misteri ad alta quota” pronti a dare le loro statistiche percentuali su simili accadimenti, fermissimi nel loro smentire la responsabilità di un uomo solo al comando “Troppo semplice, troppo banale, le statistiche parlano chiaro, ogni volta è così”… che poi, se vai a vedere e ti informi un pochino, come ho fatto anche io, scopri che in 21 anni uno schianto simile dovuto alla volontà di un pilota è avvenuto solo quattro volte (e non quaranta). “Colpa del copilota, ma il pilota dov’era? Impossibile che abbia lasciato la cabina di pilotaggio, c’è qualcosa sotto”. Evidentemente questi signori non sanno che esiste una componente chiamata “bisogno fisiologico” che solitamente ci conduce al bagno. Ma non è questo l’unico caso in cui il pilota può momentaneamente lasciare il mezzo al pilota automatico e al co-pilota. Gente che forse viaggia solo in auto, evidentemente.

 

La scatola nera è quasi integra ed è stata immediatamente sottoposta ad ascolto e riscontri con la torre di controllo. “Figuriamoci, tu l’hai vista? Io non ci credo e pure se me la fanno vedere ho i miei dubbi” altro delirio di assurdità. Quindi se non ce la fanno vedere non esiste, se ce la fanno vedere è una montatura. Allora per questi complottisti non c’è speranza di soluzione. Inutile cercare di spiegargli che le scatole nere sono sempre due, una che monitora i parametri tecnici e l’altra le comunicazioni. Oltretutto, sono disposte alle estremità del mezzo, il che significa che una può essere quasi integra e l’altra quasi distrutta (come pare sia accaduto con in questo caso).

 

Tu quindi credi a tutto quello che senti in tv?” Ovviamente no, ma faccio le mie somme e soprattutto le mie dovute sottrazioni. C’è ben poco di “paraculo” nell’ammettere che i controlli psichici del pilota risalivano a oltre un anno prima, che la compagnia aerea non si è quasi occupata di questa componente e soprattutto, ci sono tre nazioni coinvolte, non una sola. Difficile, se non impossibile, “ammacchiare” una responsabilità tecnica per non risarcire le famiglie delle vittime.

Una falla nel sistema c’era e si è palesata in tutta la sua tragicità, a cui si è aggiunta anche la necessità di una variazione nelle norme anti-terroristiche (attuate dopo gli attentati dell’11 settembre 2001). Paradossalmente, è stato anche un sistema di sicurezza troppo rigido ad impedire il triste epilogo che conosciamo. Riflessioni che vanno fatte nelle sedi opportune e con i dovuti provvedimenti.

 

Inutile poi parlare delle ipotesi di pene amorose del pilota suicida con la fidanzata. Vorrei tranquillizzare i complottisti che hanno dato per certa questa notizia solo per denigrarla, che Lubitz non aveva rotto con la fidanzata e che questa non era italiana. Nessuna fonte autorevole ha divulgato una simile notizia, forse il tg di Topolinia, ma non ci giurerei.

 

Ovviamente, manco il tempo di dirlo e spuntano video su youtube e blog in cui sedicenti Adam Kadmon mostrano “l‘altra verità” quella che non fa comodo a nessuno, quella che vorrebbe svelare un complotto ma – poveretti – non ci riesce. L’unico intento è quello di tacciare per menzogna la versione ufficiale con deliri che hanno del ridicolo, tipo far precipitare un aereo per eliminare un singolo passeggero portatore di uno svelamento pericoloso, evidentemente.

 

Come se non bastasse questa assurdità, arriva lo sciacallaggio di un certo tipo di stampa offensiva che ha fatto dell’insulto la propria linea editoriale, con titoli oltre il limite della decenza e paragoni fuoriluogo da cui consiglio vivamente di fuggire (personalmente non li leggo nemmeno per dileggiarli).

 

Infine, anche la politica ci mette il suo, ma evidentemente questa onorevole pratica – almeno al tempo dei greci – uccide persino il talento comico. Tralasciando volutamente l’incitamento all’odio razziale-religioso-etnico della Santanchè poiché il suo tweet parla da solo, ne sa qualcosa Grillo, che una volta mi faceva molto ridere, mentre oggi crea improponibili fotomontaggi utilizzando la tragedia del volo German Wings per attaccare Matteo Renzi. Una cosa oscena, che non ha rispetto per nessuno, nemmeno per se stesso a dire il vero, figuriamoci per le vittime e le loro famiglie.

 

Inqualificabile, l’ex-comico-che-non-fa-il-politico ha favorito la proliferazione di orde di complottisti pronti a puntare il dito e negare tutto di tutto. Che questo meccanismo porti molti soldi in termini di visite a siffatti siti discutibili della Casaleggio & Co. è ovviamente una mera coincidenza. Come dite? Non ci credete? Allora è palese, siete dei complottisti anche voi.

 

Cordialmente vostra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(31 marzo 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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