di Gaiaitalia.com
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La chiusura degli Opg è un atto da tempo dovuto e necessario, già troppe volte rinviato. Nella maggior parte dei casi, il trattamento inflitto alle persone detenute in queste strutture è risultato disumano e degradante, contrario alla dignità umana e in violazione degli standard internazionali in materia di detenzione di soggetti psichiatrici o presunti tali.
Gli Opg italiani hanno consolidato la pericolosa e infondata idea che vi fosse un legame tra follia e delinquenza e che la società potesse sentirsi al riparo dall’una e dall’altra attraverso la sedazione e la contenzione dei corpi dei detenuti.
Le storie individuali delle persone detenute negli Opg, rivelate dall’indagine parlamentare del 2011 e portate sullo schermo dal documentario “Lo stato della follia” di Francesco Cordio, hanno dimostrato invece come, nella maggior parte dei casi, si trattasse di persone non socialmente pericolose e tranquillamente dimissibili, se solo fossero esistite strutture che avrebbero potuto prenderle in carico.
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Amnesty International chiede che le soluzioni alternative da tempo individuate agli Opg siano rispettose del diritto alla salute, che le famiglie delle persone interessate siano adeguatamente assistite dalle istituzioni e non lasciate a dover affrontare da sole il problema dell’assistenza dei loro congiunti e che, laddove necessario (riguardo a soggetti che potrebbero rappresentare un pericolo per altre persone), siano prese le misure necessarie a garantire la sicurezza della collettività.
(31 marzo 2015)
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